Nelle scorse
settimane il Prefetto di Milano ha intimato al sindaco Sala di mettere fine
alla trascrizione nei registri dell'anagrafe dei figli nati dalla pratica
dell'utero in affitto, vietata in Italia, ma a cui ricorrono all'estero alcune
coppie sia eterosessuali che omosessuali pretendendo al ritorno in Italia che
venga loro riconosciuto il figlio con appunto la trascrizione nei registri comunali.
La richiesta riguarda sia il genitore biologico che il genitore d'intenzione cioè
quello che non ha potuto partecipare alla fecondazione con il suo gamete.

Il prefetto di
Milano ha fatto riferimento in particolare alla legge 40/2004 sulla
fecondazione assistita che in Italia è vietata a coppie delle stesso sesso e quindi
ha ricordato che pertanto «Alla luce del divieto per le coppie
dello stesso sesso di accedere a tecniche di procreazione medicalmente
assistita – si legge nella circolare -, solo il genitore che
abbia un legame biologico con il nato può essere menzionale nell’atto che viene
formato in Italia».
Il prefetto di
Milano aveva interpellato il Ministero degli Interni sulla questione della
trascrizione integrale degli atti di nascita di bambini nati da utero in affitto.
La maggioranza al governo ha poi pochi giorni dopo ribadito la sua opposizione
alla pratica dell’utero in affitto votando al Senato contro il nuovo
regolamento della Commissione europea per armonizzare le norme sul
riconoscimento transfrontaliero dei figli, anche di coppie omosessuali o nati
grazie alla maternità surrogata.
La pratica dell’utero
in affitto è tutto tranne che una pratica gratuita e di dono come dimostrano le
tariffe pagate da queste coppie a donne in condizioni di difficoltà economica
che per tale motivo affittano il proprio utero per portare a termine la gravidanza.
In caso di coppie dello stesso sesso è ovvio che uno dei gameti è selezionato e
preso da una terza persona.
Nella
fecondazione eterologa in ogni caso anche in caso di coppie eterosessuali uno
dei due gameti non appartiene alla coppia e quindi anche in questo caso assistiamo
alla selezione tramite pagamento di uno dei gameti per ottenere anche di selezionare
il sesso del nascituro e le caratteristiche genetiche e fenotipiche. Vengono cosi coinvoltre 3 persone: le due che forniscono i gameti (una solo appartiene alla
coppia che vuole il bambino) e una donna che affitta il suo utero e partorirà’
il bambino.
Abbiamo trovato
su un sito di una società che propone l’utero in affitto queste tariffe “Il
costo complessivo di una maternità surrogata varia da 50.000 € a 200.000 € o
più, a seconda del Paese di destinazione scelto per realizzare il processo di
maternità surrogata”.
È quindi chiaro
che si tratta di un business importante, appare davvero aberrante sostenerlo e
difenderlo. Se davvero ci fosse al centro il bene del bambino poi non lo si
costringerebbe ad abbandonare la donna che lo ha partorito. Se fosse davvero il
desiderio di aiutare un bambino si ricorrerebbe all’adozione di un bambino già
orfano e non invece ad una pratica di compravendita che di fatto rende il bambino
orfano.
Anche la
recente sentenza della Cassazione in Sezioni Unite del 30 dicembre 2022
interrogata proprio in merito ad un caso di registrazione di un bambino in caso
di maternità surrogata ha stabilito "la gestazione per altri lede la
dignità della donna e la sua libertà, perché durante la gravidanza essa è
sottoposta ad una serie di limiti e di controlli sulla sua alimentazione, sul
suo stile di vita, sulla sua astensione dal fumo e dall'alcol e subito dopo il
parto è oggetto di limitazioni altrettanto pesanti causate dalla privazione
dell'allattamento e dalla rescissione immediata di ogni rapporto con il
bambino" e ancora "gli accordi di maternità surrogata
comportano un rischio di sfruttamento della vulnerabilità di donne che versino
in situazioni sociali ed economiche disagiate; situazioni che ove sussistenti
condizionerebbero pesantemente la loro decisione di affrontare il percorso di
una gravidanza nell'esclusivo interesse di terzi, ai quali il bambini dovrà
essere consegnato subito dopo la nascita".
Le Sezioni
Unite sottolineano un aspetto del divieto penale di maternità surrogata ovvero
quello di "porre un argine al desiderio di genitorialità ad ogni
costo, che pretende di essere soddisfatto attraverso il corpo di un'altra
persona utilizzato come mero supporto materiale per la realizzazione di un
progetto altrimenti irrealizzabile", infine proprio sulla
trascrizione automatica la sentenza afferma "non è funzionale alla
realizzazione del miglior interesse del minore, attuando semmai quello degli
adulti che aspirano ad avere un figlio a tutti i costi", anche
comprandolo, si potrebbe aggiungere.
L’intervento
del Prefetto di Milano oltre che doveroso é pertanto assolutamente in linea
alla sentenza della Cassazione in Sezioni Unite.
I Sindaci che fino
ad oggi hanno provveduto alla trascrizione automatica lo hanno fatto quindi forzando
il nostro ordinamento giudiziario.