Dopo un mese di continui cambiamenti finalmente si è arrivati ad una parola almeno certa sulla legge finanziaria.
Ci sembra di dire che se i saldi sono stati rinforzati invece quello che manca e' assolutamente la fantasia .Tra luglio e settembre sono state alzate le accise della benzina, l'IVA, l'IRPEF. Ma possibile che nessuno capisca che con aumento dell'IVA si alzerà l'inflazione? che questo colpirà l'economia ma sopratutto le famiglie indipendentemente dal reddito? Perché non si sceglie mai chi favorire e chi no? Potevano essere aumentate le tasse sui superalcolici, sulle sigarette, sulle barche, sui mangimi per gli animali domestici, le discoteche, la TV a pagamento , insomma tutto ciò che non è di primaria importanza. E chi protesta cosa fa? Sa proporre solo di tassare i patrimoni come se la casa non fosse già sufficientemente tassata, oppure si oppone a tutto a priori. Forse si farà una legge costituzionale per abolire le provincie, troppo tardi però, e della riforma delle pensioni quasi nulla, a favore dei giovani e delle famiglie nemmeno. Incentivi per qualche settore neanche l'ombra. Tasse sulle industrie energetiche che si ripercuoteranno sui consumatori, nessuna liberalizzazione, nessuna idea né da una parte politica né dall'altra, un detto diceva “nessuna nuova, buona nuova” invece noi diciamo nessuna nuova nessun cambiamento ed un futuro incerto. Se la fiducia è uno dei parametri dello sviluppo in Italia, se ne sta perdendo la traccia. Tolte le feste patronali non possiamo nemmeno affidarci ai santi.
Blog di politica, cultura, attualità, difesa della vita, approfondimenti, opinioni a cura di Paolo e Luca - MILANO (lucapaologemini)
giovedì 8 settembre 2011
Un comune, un Santo
Il legame che gli italiani hanno con le feste patronali non è solo un problema di folcrore ma è qualcosa che lega i cittadini dal punto di vista culturale e religioso al proprio territorio. Già lo storico Cesare Cantù cosi definiva l’Italia “ Un comune, un Santo” per esprimere il forte legame con la propria realtà locale e la fede religiosa. Due elementi ancora oggi presenti e che non possono essere trascurati. Le feste patronali sono un occasione per sentirsi parte di una comunità e per riflettere su di essa, per sprigionare le energie migliori, come sottolineano le tante sagra di paese che vedono impegnati al servizio della comunità migliaia di volontari per costruire e salvaguardare il bene pubblico e l’appartenenza ad una comunità civile e religiosa parrocchiale.
Stupisce che la decisione di sopprimere le feste patronali sia sostenuta da un governo che vede presenti una significativa componente cattolica e un partito che fa del localismo la sua bandiera come la Lega che non perde occasione per sottolineare la padania ma poi si dimentica del legame tra i cittadini ed il comune. I cattolici democratico che tanto hanno protestato per le feste laiche per quelle popolari cattoliche neanche una parola? Si parla tanto del ruolo dei cattolici in politica ma sembra siano, chi da una parte chi dall'altra, supini ai rispettivi partiti d'appartenenza quando si tratta di difendere la propria cultura. E che dire di città come Milano e Napoli per fare due esempi che fanno del loro patrono un simbolo non solo religioso della città? Alla festa di Sant Ambrogio a Milano e' legata una delle feste più famose d'Italia e molte associazioni o enti milanesi prendono il nome ambrosiano, a Napoli a San Gennaro è addirittura legata, col famoso miracolo, la "fortuna della città". Certo la festa patronale può anche essere fatta di domenica ma davvero non interessa questo legame coi santi?
Stupisce che la decisione di sopprimere le feste patronali sia sostenuta da un governo che vede presenti una significativa componente cattolica e un partito che fa del localismo la sua bandiera come la Lega che non perde occasione per sottolineare la padania ma poi si dimentica del legame tra i cittadini ed il comune. I cattolici democratico che tanto hanno protestato per le feste laiche per quelle popolari cattoliche neanche una parola? Si parla tanto del ruolo dei cattolici in politica ma sembra siano, chi da una parte chi dall'altra, supini ai rispettivi partiti d'appartenenza quando si tratta di difendere la propria cultura. E che dire di città come Milano e Napoli per fare due esempi che fanno del loro patrono un simbolo non solo religioso della città? Alla festa di Sant Ambrogio a Milano e' legata una delle feste più famose d'Italia e molte associazioni o enti milanesi prendono il nome ambrosiano, a Napoli a San Gennaro è addirittura legata, col famoso miracolo, la "fortuna della città". Certo la festa patronale può anche essere fatta di domenica ma davvero non interessa questo legame coi santi?
venerdì 2 settembre 2011
IRAQ: le cifre del terrorismo
Oggi sono stati annunciati i dati relativi agli attacchi terroristici compiuti in Iraq dal 2003 al 2010. I numeri sono impressionanti : 12 mila morti per i kamikaze in Iraq, 1003 attacchi. Dovrebbero farci riflettere sulla crudeltà del terrorismo e ricordarci come per questa ideologia politica (perché questo è quello che chiamiamo fondamentalismo islamico) il valore della vita umana non conta nulla e ammazzare migliaia di civili inermi è tollerabile se serve alla propria causa. Colpisce nelle notizie rese note il numero di aspiranti kamikaze, talmente tanti da dover stilare una lista di attesa. Ci chiediamo come mai? Chi finanziava tutte queste operazioni? Un ruolo importante l’ha giocato la propaganda e l’ideologizzazione di molto “scuole” islamiche in Medioriente ma anche in Europa se è vero che molti kamikaze da qui sono partiti. Un dato che deve far riflettere ancora oggi sull’attenzione da dare al fenomeno islamista ed alla sua permeabilità nelle comunità islamiche europee, senza però cadere nell’errore di considerare pericolosi tutti gli islamici o discriminarli per la sola appartenenza religiosa.
Quali criteri per la manovra finanziaria?
In questi giorni assistiamo con preoccupazione a una serie di annunci in merito alla finanziaria ed ad una loro repentina smentita, provvedimenti che vengono abbandonati e ripresi.
Ma ancora più ci preoccupa che non si parla per nulla di recuperare fondi dalla vendita degli innumerevoli stabili ed immobili di proprietà di comuni,
regioni e stato. Non si parla della riduzione della spesa tagliando gli sprechi e razionalizzando i tagli ma non in maniera orrizontale. L'accorpamento delle provincie e dei comuni è rimandato a chissà quando.
Sono necessarie scelte coraggiose e di riforma come quella di accelerare il raggiungimento della "quota 100" per le pensioni che permette di superare le pensioni di anzianità consentendo risparmi di milardi di euro, un'attuazione più che una riforma che vede favorevole parte del PDL e dell'UDC e che ripristinerebbe la riforma pensionistisca di Dini poi rilanciata dal primo governo Berlusconi e che purtroppo il governo Prodi rallentò. In Europa tutti vanno in pensione tra i 60 e 65 anni perchè gli italiani non possono farlo? sarebbe una scelta giusta per tener conto della pensione delle nuove generazioni.
Era ingiusta la proposta di non prmettere il riscatto degli anni universatari e quindi siamo favorevoli alla sua cancellazione, i patti coi cittadini non possono essere cambiati.
Interessanti i tentativi di riduzione dell'evasione con anche l'inasprimento delle pene ma ci pare incomprensibile il motivo di pubblicare on-line i
redditi di tutti, era già stato proposto dal ministro Visco non si capisce perchè il centro destra ora vuole perseguire lo stesso errore. Unica possibile motivazione l'invito alla delazione. Eravamo contrarissimi quando lo propose Visco e rimaniamo fortemente contrari anche ora.
Perchè non si parla di riforma fiscale a favore delle famiglie unico elemento che può rilanciare l'economia ed invece si parla di aumento
dell'IVA con inevitabole effetto inflazionistico e recessivo?
Ultima nota: l'idea poi di togliere i giorni festivi è contraria al turismo altro punto che andrebbe invece sviluppato.
Ma ancora più ci preoccupa che non si parla per nulla di recuperare fondi dalla vendita degli innumerevoli stabili ed immobili di proprietà di comuni,
regioni e stato. Non si parla della riduzione della spesa tagliando gli sprechi e razionalizzando i tagli ma non in maniera orrizontale. L'accorpamento delle provincie e dei comuni è rimandato a chissà quando.
Sono necessarie scelte coraggiose e di riforma come quella di accelerare il raggiungimento della "quota 100" per le pensioni che permette di superare le pensioni di anzianità consentendo risparmi di milardi di euro, un'attuazione più che una riforma che vede favorevole parte del PDL e dell'UDC e che ripristinerebbe la riforma pensionistisca di Dini poi rilanciata dal primo governo Berlusconi e che purtroppo il governo Prodi rallentò. In Europa tutti vanno in pensione tra i 60 e 65 anni perchè gli italiani non possono farlo? sarebbe una scelta giusta per tener conto della pensione delle nuove generazioni.
Era ingiusta la proposta di non prmettere il riscatto degli anni universatari e quindi siamo favorevoli alla sua cancellazione, i patti coi cittadini non possono essere cambiati.
Interessanti i tentativi di riduzione dell'evasione con anche l'inasprimento delle pene ma ci pare incomprensibile il motivo di pubblicare on-line i
redditi di tutti, era già stato proposto dal ministro Visco non si capisce perchè il centro destra ora vuole perseguire lo stesso errore. Unica possibile motivazione l'invito alla delazione. Eravamo contrarissimi quando lo propose Visco e rimaniamo fortemente contrari anche ora.
Perchè non si parla di riforma fiscale a favore delle famiglie unico elemento che può rilanciare l'economia ed invece si parla di aumento
dell'IVA con inevitabole effetto inflazionistico e recessivo?
Ultima nota: l'idea poi di togliere i giorni festivi è contraria al turismo altro punto che andrebbe invece sviluppato.
sabato 27 agosto 2011
Quale futuro per la Libia?
La guerra in Libia sembra vicina al suo epilogo e il regime di Gheddafi finito, presa Tripoli ma non Gheddafi il rischio però è di una persistente situazione instabile.
Infatti la presa di Tripoli ha visto la discesa in campo di tribù e esponenti politici diversi da quelli della Cirenaica, bisognerà valutare come queste parti si metteranno d'accordo tra loro e se vorranno farlo e non invece predominare una sull'altra trascinando il paese in una fase di incertezza e di disgregazione che però certamente le potenze straniere che stanno finanziando ed impegnandosi in Libia cercheranno di impedire. Sembra ormai certo l'uso di truppe speciali Nato a guidare la battaglia finale. E' necessario arrestare Gheddafi che altrimenti rimarrà un riferimento per i lelalisti che non si vogliono arrendere.
Certamente questa guerra molto confusa e su cui ha regnato la disinformazione riserverà altre sorprese. Per esempio che ruolo hanno avuto i fratelli musulmani? che tipo di stato sarà la nuova Libia? chi sarà il nuovo capo della Libia : il primo ministro del Consiglio nazionale transitorio libico, Mahmud Jibril che ha incontrato sia Sarkozy che Berlusconi, oppure l'ex numero due di Gheddafi Abdel Jalloud rifugiatosi in Italia? chi avrà influenza sul nuovo governo libico la Francia oppure la GranBretagna che più si sono spesi nell'impegno militare? Quale sarà il ruolo dell'Italia? E' vero che Jibril ha assicurato all'Italia i contratti preesistenti e il numero uno di Eni, Scaroni, ha dichiarato che le forniture petrolifere possono tornare alla piena efficienza nel giro di 6 -18 mesi e ha confermato l'impegno dell'Eni in Libia ma certamente lo sforzo franco-inglese verrà in qualche modo riconosciuto e "retribuito". Bisognerà poi provvedere alla ricostruzione della Libia che era uno dei paesi con maggior reddito pro-capite del nord Africa ma ora è stato segnato dalle distruzioni delle città. Chi metterà i soldi per ricostruirle? che fine faranno le migliaia di lavoratori stranieri ora sparsi in Tunisa Egitto e Italia? Saranno in grado i paesi europei di evitare una islamizzazione del paese? Al momento l'opposizione non sembra essere stata in grado di preparare e dotarsi di una struttura istituzionale e statale in un paese ancora dominato dalle divisioni etniche e tribali.
Infatti la presa di Tripoli ha visto la discesa in campo di tribù e esponenti politici diversi da quelli della Cirenaica, bisognerà valutare come queste parti si metteranno d'accordo tra loro e se vorranno farlo e non invece predominare una sull'altra trascinando il paese in una fase di incertezza e di disgregazione che però certamente le potenze straniere che stanno finanziando ed impegnandosi in Libia cercheranno di impedire. Sembra ormai certo l'uso di truppe speciali Nato a guidare la battaglia finale. E' necessario arrestare Gheddafi che altrimenti rimarrà un riferimento per i lelalisti che non si vogliono arrendere.
Certamente questa guerra molto confusa e su cui ha regnato la disinformazione riserverà altre sorprese. Per esempio che ruolo hanno avuto i fratelli musulmani? che tipo di stato sarà la nuova Libia? chi sarà il nuovo capo della Libia : il primo ministro del Consiglio nazionale transitorio libico, Mahmud Jibril che ha incontrato sia Sarkozy che Berlusconi, oppure l'ex numero due di Gheddafi Abdel Jalloud rifugiatosi in Italia? chi avrà influenza sul nuovo governo libico la Francia oppure la GranBretagna che più si sono spesi nell'impegno militare? Quale sarà il ruolo dell'Italia? E' vero che Jibril ha assicurato all'Italia i contratti preesistenti e il numero uno di Eni, Scaroni, ha dichiarato che le forniture petrolifere possono tornare alla piena efficienza nel giro di 6 -18 mesi e ha confermato l'impegno dell'Eni in Libia ma certamente lo sforzo franco-inglese verrà in qualche modo riconosciuto e "retribuito". Bisognerà poi provvedere alla ricostruzione della Libia che era uno dei paesi con maggior reddito pro-capite del nord Africa ma ora è stato segnato dalle distruzioni delle città. Chi metterà i soldi per ricostruirle? che fine faranno le migliaia di lavoratori stranieri ora sparsi in Tunisa Egitto e Italia? Saranno in grado i paesi europei di evitare una islamizzazione del paese? Al momento l'opposizione non sembra essere stata in grado di preparare e dotarsi di una struttura istituzionale e statale in un paese ancora dominato dalle divisioni etniche e tribali.
lunedì 8 agosto 2011
Obama... dalla A alla Z Tratto dal Wall Street Journal
Obama... dalla A alla Z Tratto dal sito dell'Occidentale e dal Wall Street Journal
A come mondo Arabo, e la nostra posizione al suo interno: quest'anno, Zogby International ha riscontrato come il 5% degli egiziani abbia una visione favorevole degli Stati Uniti. Nel 2008, quando era presidente George W. Bush, la percentuale era il 9%.
B come Bilancio federale e il suo deficit: secondo le stime, toccherà circa l'11% del Pil nel 2011, in crescita rispetto al 3% circa del 2008.
C come Cina e il suo bilancio federale. Per il 2012, Pechino prevede di aumentare le spese per la difesa del 12,7%. L'amministrazione Obama, al contrario, ha proposto lo scorso aprile dei tagli al Pentagono per una media di 40 miliardi di dollari all'anno per il prossimo decennio, e il Congresso potrebbe prestodare l'ok a maggiori tagli.
D come – e non poteva essere altrimenti – Debito federale, cresciuto questo mese a 14,3 trilioni di dollari, dai 10,7 trilioni di dollari della fine del 2008. D anche come Dollaro, che ha perso quasi metà del suo valore nei confronti dell'oro a partire dall'agosto 2008.
E come Energia. Il prezzo medio al dettaglio di un gallone di benzina aleggiava intorno a 1,80 dollari al momento dell'insediamento di Obama. Da allora è più che raddoppiato. Ciò vale anche per l'etanolo, il carburante delle (non) meraviglie che gli Usa continuano a sovvenzionare per una somma di 5 bilioni all'anno.
F come Free trade. Bill Clinton nel 1994 sottoscrisse il Nafta, l'accordo che rende facilita lo scambio di 1,6 trilioni di dollari nel commercio di beni e servizi tra Usa, Messico e Canada. L'amministrazione Bush ha dato il via a più di una decina di accordi di libero scambio, dall'Australia a Singapore, passando per il Marocco e il Bahrain. Numero di accordi di libero scambio firmati dall'attuale presidenza: zero.
G come Guantanamo – che rimane aperta – come Gheddafi – che rimane al potere – e come Grecia – che offre una visione di come sarà l'America nel futuro se non riformiamo il nostro stato di diritto.
H come Hillary Clinton, che – non riesco a credere a ciò che sto per scrivere – sarebbe stata un presidente migliore rispetto a Obama.
I come Israele, un paese del Medio Oriente che il presidente dichiara di sostenere persino quando sparla abitualmente del suo primo ministro, quando cerca di ridurre i suoi confini e – perché no – quando prova a dividere la sua capitale.
J come Job. Nel novembre del 2008, il presidente eletto Obama promise la creazione di 2 milioni e mezzo di posti di lavoro entro il 2011. A ottobre 2010 l'economia aveva tagliato 3,3 milioni di posti.
K come Karzai, l'incapace leader dell'Afghanistan. Eppure, l'amministrazione Obama probabilmente non ha agito a proprio favore nello scaricarlo, spingendolo così a cercare nuovi migliori amici a Teheran.
L come Laden, Osam bin. Il più grande successo del presidente, che lo farà stare per sempre un gradino – magari uno solo – sopra Jimmy Carter.
M come Messico, un paese che gestisce un tasso di disoccupazione al 5,4% e un tasso di crescita annuale del 4,2%, anche quando è impegnato nella guerra contro i cartelli della droga.
N come NATO – una volta, un pilastro della sicurezza occidentale – che Obama è in procinto di distruggere con la sua decisione di ritirarsi dall'Afghanistan e il suo rifiuto di dare alla NATO la spinta necessaria per vincere in Libia.
O come ObamaCare, che va oltre nello spiegare le lettere B, D, J e la parte relativa alla Grecia della lettera G.
P come Pyongyang, il cui governo sta ancora una volta cercando di impegnarsi in una serie di colloqui a sei. Questo dopo che il regime di Kim ha accolto l'appello di Obama per un mondo libero dal nucleare testando una bomba nucleare, silurando una nave e bombardando un villaggio Sud-coreani e svelando l'esistenza di un impianto all'avanguardia nell'arricchimento dell'uranio.
Q come QE2, il più disastroso esperimento di politica monetaria da quando, nel 1978, la politica del basso tasso d'interesse, attuata dal Presidente della Banca Federale William Miller, mandò il dollaro a picco.
R come Reset con la Russia, il cui principale risultato è un trattato sul controllo degli armamenti, che ci porta alla pari per quanto riguarda le armi nucleari strategiche, ci lascia indietro a livello tattico e ci mal equipaggia nell'affrontare la sfida posta da un mondo, al contrario, proliferante.
S come Shovel-ready (provvedimenti a implementazione immediata NdT). Non serve aggiungere altro.
T come Tasse, che Obama vorrebbe vedere aumentate per "milionari e miliardari", termini con cui definisce curiosamente chi guadagna dai 200 mila dollari in su.
U come l'arricchimento dell'Uranio da parte dell'Iran. Quando Obama assunse la carica di presidente facendo la promessa di tendere la mano ai mullah, l'Iran aveva nel frattempo arricchito 1.000 chili di uranio. Oggi ha prodotto più di 4.000 chili.
V come Venezuela, un paese che intrattiene vaste connessioni sotterranee con l'Iran, su cui l'amministrazione Obama ha sempre minimizzato.
W come W (George W. Bush NdT), la cui presidenza appare ora come un modello di contenimento della spesa.
X come Liu Xiaobo, un esempio di ciò a cui dovrebbe assomigliare un vincitore meritevole del Nobel per la Pace. X anche come Xanax, che potrebbe essere ricordato come il farmaco di scelta degli anni obamiani.
Y come “Yes, we can!”. Purtroppo Y anche per Yemen.
Z come Zero, cioè la probabilità che uno degli attuali candidati del Partito Repubblicano riesca a sconfiggere Obama nel 2012.
Tratto dal Wall Street Journal
Traduzione di Stefano Fiori
A come mondo Arabo, e la nostra posizione al suo interno: quest'anno, Zogby International ha riscontrato come il 5% degli egiziani abbia una visione favorevole degli Stati Uniti. Nel 2008, quando era presidente George W. Bush, la percentuale era il 9%.
B come Bilancio federale e il suo deficit: secondo le stime, toccherà circa l'11% del Pil nel 2011, in crescita rispetto al 3% circa del 2008.
C come Cina e il suo bilancio federale. Per il 2012, Pechino prevede di aumentare le spese per la difesa del 12,7%. L'amministrazione Obama, al contrario, ha proposto lo scorso aprile dei tagli al Pentagono per una media di 40 miliardi di dollari all'anno per il prossimo decennio, e il Congresso potrebbe prestodare l'ok a maggiori tagli.
D come – e non poteva essere altrimenti – Debito federale, cresciuto questo mese a 14,3 trilioni di dollari, dai 10,7 trilioni di dollari della fine del 2008. D anche come Dollaro, che ha perso quasi metà del suo valore nei confronti dell'oro a partire dall'agosto 2008.
E come Energia. Il prezzo medio al dettaglio di un gallone di benzina aleggiava intorno a 1,80 dollari al momento dell'insediamento di Obama. Da allora è più che raddoppiato. Ciò vale anche per l'etanolo, il carburante delle (non) meraviglie che gli Usa continuano a sovvenzionare per una somma di 5 bilioni all'anno.
F come Free trade. Bill Clinton nel 1994 sottoscrisse il Nafta, l'accordo che rende facilita lo scambio di 1,6 trilioni di dollari nel commercio di beni e servizi tra Usa, Messico e Canada. L'amministrazione Bush ha dato il via a più di una decina di accordi di libero scambio, dall'Australia a Singapore, passando per il Marocco e il Bahrain. Numero di accordi di libero scambio firmati dall'attuale presidenza: zero.
G come Guantanamo – che rimane aperta – come Gheddafi – che rimane al potere – e come Grecia – che offre una visione di come sarà l'America nel futuro se non riformiamo il nostro stato di diritto.
H come Hillary Clinton, che – non riesco a credere a ciò che sto per scrivere – sarebbe stata un presidente migliore rispetto a Obama.
I come Israele, un paese del Medio Oriente che il presidente dichiara di sostenere persino quando sparla abitualmente del suo primo ministro, quando cerca di ridurre i suoi confini e – perché no – quando prova a dividere la sua capitale.
J come Job. Nel novembre del 2008, il presidente eletto Obama promise la creazione di 2 milioni e mezzo di posti di lavoro entro il 2011. A ottobre 2010 l'economia aveva tagliato 3,3 milioni di posti.
K come Karzai, l'incapace leader dell'Afghanistan. Eppure, l'amministrazione Obama probabilmente non ha agito a proprio favore nello scaricarlo, spingendolo così a cercare nuovi migliori amici a Teheran.
L come Laden, Osam bin. Il più grande successo del presidente, che lo farà stare per sempre un gradino – magari uno solo – sopra Jimmy Carter.
M come Messico, un paese che gestisce un tasso di disoccupazione al 5,4% e un tasso di crescita annuale del 4,2%, anche quando è impegnato nella guerra contro i cartelli della droga.
N come NATO – una volta, un pilastro della sicurezza occidentale – che Obama è in procinto di distruggere con la sua decisione di ritirarsi dall'Afghanistan e il suo rifiuto di dare alla NATO la spinta necessaria per vincere in Libia.
O come ObamaCare, che va oltre nello spiegare le lettere B, D, J e la parte relativa alla Grecia della lettera G.
P come Pyongyang, il cui governo sta ancora una volta cercando di impegnarsi in una serie di colloqui a sei. Questo dopo che il regime di Kim ha accolto l'appello di Obama per un mondo libero dal nucleare testando una bomba nucleare, silurando una nave e bombardando un villaggio Sud-coreani e svelando l'esistenza di un impianto all'avanguardia nell'arricchimento dell'uranio.
Q come QE2, il più disastroso esperimento di politica monetaria da quando, nel 1978, la politica del basso tasso d'interesse, attuata dal Presidente della Banca Federale William Miller, mandò il dollaro a picco.
R come Reset con la Russia, il cui principale risultato è un trattato sul controllo degli armamenti, che ci porta alla pari per quanto riguarda le armi nucleari strategiche, ci lascia indietro a livello tattico e ci mal equipaggia nell'affrontare la sfida posta da un mondo, al contrario, proliferante.
S come Shovel-ready (provvedimenti a implementazione immediata NdT). Non serve aggiungere altro.
T come Tasse, che Obama vorrebbe vedere aumentate per "milionari e miliardari", termini con cui definisce curiosamente chi guadagna dai 200 mila dollari in su.
U come l'arricchimento dell'Uranio da parte dell'Iran. Quando Obama assunse la carica di presidente facendo la promessa di tendere la mano ai mullah, l'Iran aveva nel frattempo arricchito 1.000 chili di uranio. Oggi ha prodotto più di 4.000 chili.
V come Venezuela, un paese che intrattiene vaste connessioni sotterranee con l'Iran, su cui l'amministrazione Obama ha sempre minimizzato.
W come W (George W. Bush NdT), la cui presidenza appare ora come un modello di contenimento della spesa.
X come Liu Xiaobo, un esempio di ciò a cui dovrebbe assomigliare un vincitore meritevole del Nobel per la Pace. X anche come Xanax, che potrebbe essere ricordato come il farmaco di scelta degli anni obamiani.
Y come “Yes, we can!”. Purtroppo Y anche per Yemen.
Z come Zero, cioè la probabilità che uno degli attuali candidati del Partito Repubblicano riesca a sconfiggere Obama nel 2012.
Tratto dal Wall Street Journal
Traduzione di Stefano Fiori
lunedì 1 agosto 2011
Crisi del debito: servono risposte politiche e riforme strutturali
La situazione economica torna ad essere incerta e a presagire che la crisi non e' superata e che ancora per molto tempo ci interesserà. Gli indici delle borse continuano a oscillare, la mancanza di risposte politiche chiare a livello europeo o quello che è accaduto negli USA, su come risolvere il problema dei debiti sovrani aumenta l'incertezza dei mercati, anche se dopo infinite trattative e giochi politici negli gli Stati Uniti si è deciso come rifinanziare il debito. Sì perché anche negli Stati Uniti dove il debito pubblico ha raggiunto livelli elevatissimi che non si registravano dal 1929 il problema è essenzialmente politico. Per poter alzare l'asticella del debito dello stato federale bisogna, infatti, indicare come coprirlo. Era già accaduto. La questione del debito sarà al centro della prossima campagna elettorale americana per l'elezione presidenziale del 2012. Per Obama in ogni caso una sconfitta, la sua leadership è fortemente indebolita. E' stato un errore pensare che la politica non dovesse occuparsi di economia, che l'economia potesse continuare a disinteressarsi della società, ed è stato un errore pensare che lo stato si debba accollare tutti i costi con le statalizzazioni e che sia l'unico attore ad occuparsi del sociale. Stato e imprese, politica e economia devo tornare a dialogare collaborando e non passando da un eccesso di liberismo a quello dello statalismo. La crisi finanziaria ed economica mondiale insomma è tutt'altro che finita e l'autunno sarà particolarmente difficile. Serve una svolta politica che non può essere basata sull'aumento delle tasse o peggio ancora con una tantum o patrimoniali. Continuare ad aumentare il debito non è utile e non risolve i problemi strutturali solo li rimanda. Il sistema ha bisogno di riforme e anche di sacrifici e se tutti, a partire dalla classe politica, compreso ogni singolo cittadino, cominceranno a pensare che ognuno dovrà fare la propria parte allora ci sarà speranza di uscire dalla crisi.
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