Ringraziamo il Cardinale Bagnasco ed il Papa per il loro continuo contributo a sostenere i valori non negoziabili. Come il Papa ha già ricordato più volte la religione ha una funzione insostituibile per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare alla creazione di un consenso etico di fondo nella società. Per questo motivo non può tacere la Verità. Alla luce dei recenti dati sull'aborto in Europa e della crisi della famiglia è lecito e giusto che la Chiesa ne richiami la loro difesa. Ci pare che come ampiamente sottolineato anche nell'enciclica Caritas in veritate che la questiona antropologiaca è al centro della questione sociale e non può esserne messa nè in contrapposizione né in competizione. I politici che vogliono mettere al centro il bene comune e chiederci il loro consenso non possono che fare riferimento ai valori non negoziabili. In un periodo in cui la Chiesa è continuamente attaccata come istituzione, la libertà di religione e il ruolo pubblico della fede che educa alla difesa della vita e della famiglia non può essere taciuta.
Leggi il nostro articolo: Aborto prima causa di morte in Europa
Blog di politica, cultura, attualità, difesa della vita, approfondimenti, opinioni a cura di Paolo e Luca - MILANO (lucapaologemini)
mercoledì 24 marzo 2010
venerdì 5 marzo 2010
IL CAOS delle liste regionali
Premesso che questo caos delle liste mette in luce oltre alla superficialità del pdl anche numerose divisioni interne se è vero che i ritardi della presentazione a Roma sono stati dovuti a cambi dell'ultimo minuto.
Premesso che se devo raccogliere 3500 firme ne raccolgo il doppio per essere sicuro.
Premesso che questo caos erà avvenuto in altre circostanze nel 1995 quando il governo Dini concesse ai radicali, che al solito digiunavano, una proroga per la riapertura dei termini e ancora più clamoroso l'annullamento delle elzioni regionali del Molise del 2000 a cusa di errori nella presentazioni delle firme per le liste.
Questo dovrebbe richiamare tutti alla necessità di un opera di snellimento della burocrazia che non deve interessare però solo le pratiche politiche ed elettorali ma ogni aspetto della vita sociale, perchè giustamente in questi giorni molti cittadini lamentano: ma noi siamo obbligati a rispettare tutti e i tanti cavilli per richieste, domande agli uffici pubblici, per le associazioni e per noi non c'è attenzione ed è chiesta una formalità totale.
L'impegno alla semplificazione della burocrazia al momento non è riuscito a nessuno.
Vedremo dai controlli se gli altri partiti in Lombardia hanno raccolto e protocollato in modo corretto le loro firme.
Una soluzione per il futuro è sicuramente di rendere possibile automaticamente l'acceso delle liste e dei candidati già presenti nei consigli regionali o parlamento e richiedere le firme solo alle nuove formazioni che devono mostrare di avere un certo seguito, questo per scongiurare il moltiplicarsi di liste e nomi senza alcun seguito reale.
Premesso tutto questo, ma che senso ha votare senza il pdl?
Che elezioni democratiche sarebbero? Garantiamo il voto in Iraq e non in Lombardia per dei cavilli e per l'ignoranza e superficialità di pochi?
Se non riammettono il pdl in Lombardia e Lazio sarebbe un gravissimo vulnus politico che porterebbe a conseguenze politiche e forse sociali gravissime......perchè se si toglie la rappresentanza al partito di maggioranza cosa resta della democrazia? Questa domande dovrebbe stare a cuore a tutti, indipendemente dall'appartenenza politica.
Per i partiti dell'opposizione sembra valga la pubblicità che dice ti piace vincere facile.....non sembra gli interessi il fatto che 15 milioni di Italiani, 1/4 della popolazione, non potrà avere un'elezione regolare ma se fossero stati esclusi loro avrebbero gridato al regime...
vedremo.....sta di fatto che siamo in una situazione un po’ preoccupante.....
Premesso che se devo raccogliere 3500 firme ne raccolgo il doppio per essere sicuro.
Premesso che questo caos erà avvenuto in altre circostanze nel 1995 quando il governo Dini concesse ai radicali, che al solito digiunavano, una proroga per la riapertura dei termini e ancora più clamoroso l'annullamento delle elzioni regionali del Molise del 2000 a cusa di errori nella presentazioni delle firme per le liste.
Questo dovrebbe richiamare tutti alla necessità di un opera di snellimento della burocrazia che non deve interessare però solo le pratiche politiche ed elettorali ma ogni aspetto della vita sociale, perchè giustamente in questi giorni molti cittadini lamentano: ma noi siamo obbligati a rispettare tutti e i tanti cavilli per richieste, domande agli uffici pubblici, per le associazioni e per noi non c'è attenzione ed è chiesta una formalità totale.
L'impegno alla semplificazione della burocrazia al momento non è riuscito a nessuno.
Vedremo dai controlli se gli altri partiti in Lombardia hanno raccolto e protocollato in modo corretto le loro firme.
Una soluzione per il futuro è sicuramente di rendere possibile automaticamente l'acceso delle liste e dei candidati già presenti nei consigli regionali o parlamento e richiedere le firme solo alle nuove formazioni che devono mostrare di avere un certo seguito, questo per scongiurare il moltiplicarsi di liste e nomi senza alcun seguito reale.
Premesso tutto questo, ma che senso ha votare senza il pdl?
Che elezioni democratiche sarebbero? Garantiamo il voto in Iraq e non in Lombardia per dei cavilli e per l'ignoranza e superficialità di pochi?
Se non riammettono il pdl in Lombardia e Lazio sarebbe un gravissimo vulnus politico che porterebbe a conseguenze politiche e forse sociali gravissime......perchè se si toglie la rappresentanza al partito di maggioranza cosa resta della democrazia? Questa domande dovrebbe stare a cuore a tutti, indipendemente dall'appartenenza politica.
Per i partiti dell'opposizione sembra valga la pubblicità che dice ti piace vincere facile.....non sembra gli interessi il fatto che 15 milioni di Italiani, 1/4 della popolazione, non potrà avere un'elezione regolare ma se fossero stati esclusi loro avrebbero gridato al regime...
vedremo.....sta di fatto che siamo in una situazione un po’ preoccupante.....
venerdì 26 febbraio 2010
Facebook: dietro il gioco l'ideologia dell'uomo perfetto
In questi giorni è comparsa agli oneri delle cronache la notizia del vergognoso gruppo di Facebook che proponeva Il 'gioco' ignobile del tiro al bersaglio sui Down e inneggiava alla loro eliminazione.
Come apparso da diversi articoli di giornali in realtà i ragazzi portatori della sindrome di down sono già discriminati fin dal momento in cui bisogna decidere se farli nascere.
Oggi sappiamo che le donne hanno figli in età sempre più avanzata, questo aumenta il rischio di concepire bambini con la sindrome di Down, stranamente, però il numero dei bambini portatori di questa sindrome non è aumentato ma è diminuito. La spiegazione è tanto semplice quanto drammatica: gli screening prenatali per la sindrome di Down sono oggi più disponibili rispetto ai primi anni Novanta e questo ha significato contro ogni aspettativa appunto riguardante l'età delle neomamme una diminuzione di bambini Down.
I dati relativi a 31 registri internazionali delle malformazioni congenite raccolti dall’International Clearinghouse for Births Defects monitoring Systems nel periodo tra 1974 e 2000 indicano che la prevalenza alla nascita totale è pari a 9,07 per 10mila nascite con un calo nel corso degli anni statisticamente significativo. In particolare si passa da 16,10 bambini con SD ogni 10mila nati nel 1975 a 6,09 nel 1999: un risultato «dovuto al corrispondente aumento di interruzioni di gravidanza a sua volta dovuto alla diffusione generalizzata della diagnosi prenatale».
Una ricerca pubblicata dal British Medical Journal tre mesi fa, sull’incidenza della sindrome di Down in Gran Bretagna spiega come gli screening prenatali, sempre più estesi, portano ad individuare il 70% dei bambini Down viene individuato prima della nascita. Una diagnosi? No, una condanna a morte: il 92 % delle donne raggiunte dal responso abortisce. Detect è il verbo usato dalla dottoressa Morris, della Queen Mary University di Lontra, per indicare l’individuazione dei bambini Down. I «detected babies» ben raramente vengono al mondo. «Detected» – in italiano individuati, scoperti. E cancellati, 92 su 100. (British Medical Journal).
Troppo spesso si sente come, di fronte ad una diagnosi su possibili patologie che potrebbero interessare un bambino, la decisione in merito se accettare la vita o no sia fatta e ponderata in base a meri calcoli statistici. Incredibile no? Non stupisce molto se ripensiamo per esempio all'allora ministro per la Sanità Turco che sempre in base a calcoli statici sulla sopravvivenza e sulle possibili patologie legate a nascite premature disse: "E' una crudeltà insensata voler rianimare un feto contro la volontà della madre". 4/2/2008
Come non ricordare poi Giorgio Bocca che si è scagliò contro gli esseri «mostruosi e deformi» del Cottolengo e affermò "Gli eccessi della carità fanno il paio con quelli dell'ideologia. I cultori della vita a ogni costo in obbedienza a Dio non si accorgono di volersi sostituire a Dio” (L’Espresso, 6/3/2009)
Ma queste idee sono presenti purtroppo da molto tempo, Nietzsche proclamava «Il malato è un parassita della società. In certe condizioni non è decoroso vivere più a lungo. Continuare a vegetare in una imbelle dipendenza dai medici e dalle pratiche mediche, dopo che è andato perduto il senso della vita, il diritto alla vita, dovrebbe suscitare nella società un profondo disprezzo» e diceva ancora «Non è in nostro potere impedire di essere nati: ma possiamo riparare a questo errore — giacché talora [essere nati] è un errore. (Crepuscolo degli idoli, § 36). Oggi forse a questo errore come lo chiama Nietzsche la nostra società si è avviata mestamente a porre rimedio.
Allora bisognerebbe commentare questa diffusa idea dell'uomo perfetto che porta alla selezione di chi ha dei difetti, come non ricordare i casi di Napoli del 2008 o dell'Ospedale Careggi o dell'ospedale San Paolo di Milano nel 2007? La stessa idea sta alla base della richiesta di legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito, è un’idea molto popolare magari mascherata dal "meglio per loro" "per il loro bene". Pensiamo alle critiche alla legge 40 la richiesta di accedere alle tecniche di fecondazione anche se fertili o la richiesta di fecondazione eterologa, o permettere la selezione pre impianto, sempre alla ricerca di una vita fatta su misura e senza difetti.
Facendo un esame di coscienza: le analisi prenatali sono fatte per preparsi a curare e accudire nel modo migliore chi potrebbe (perchè tra l'altro spesso non sono certi gli esiti) avere dei problemi di salute o per decidere di non voler tentare questo impegno?
Dovremmo ragionare sul perchè oggi è cosi difficile vivere la sofferenza, accettarla, prendersene cura.
Forse perchè ne abbiamo perso il senso ed il significato. Certo ciascuno di noi vorrebbe e giustamente desidererebbe evitarla ma dobbiamo riscoprirne il valore, non per il gusto di soffrire ma nella consapevolezza che le prove che incontriamo nella nostra vita sono occasione di salvezza e di riscoprire il vero significato della libertà che è amare e il vero significato della vita che è un dono che ci è affidato. Ricordando l'esempio di San Paolo ancora di più dovremmo ricordarci di come le spine poste nella nostra carne sono un’occasione per lodare Dio e per manifestare la sua forza, perchè, noi lo sappiamo, dal dolore e dal male Dio sa sempre trarre il bene.
Ed allora siamo forse giunti a darci la risposta che cercavamo, nella nostra società abbiamo esiliato Dio e quindi esiliamo l'uomo.
Come apparso da diversi articoli di giornali in realtà i ragazzi portatori della sindrome di down sono già discriminati fin dal momento in cui bisogna decidere se farli nascere.
Oggi sappiamo che le donne hanno figli in età sempre più avanzata, questo aumenta il rischio di concepire bambini con la sindrome di Down, stranamente, però il numero dei bambini portatori di questa sindrome non è aumentato ma è diminuito. La spiegazione è tanto semplice quanto drammatica: gli screening prenatali per la sindrome di Down sono oggi più disponibili rispetto ai primi anni Novanta e questo ha significato contro ogni aspettativa appunto riguardante l'età delle neomamme una diminuzione di bambini Down.
I dati relativi a 31 registri internazionali delle malformazioni congenite raccolti dall’International Clearinghouse for Births Defects monitoring Systems nel periodo tra 1974 e 2000 indicano che la prevalenza alla nascita totale è pari a 9,07 per 10mila nascite con un calo nel corso degli anni statisticamente significativo. In particolare si passa da 16,10 bambini con SD ogni 10mila nati nel 1975 a 6,09 nel 1999: un risultato «dovuto al corrispondente aumento di interruzioni di gravidanza a sua volta dovuto alla diffusione generalizzata della diagnosi prenatale».
Una ricerca pubblicata dal British Medical Journal tre mesi fa, sull’incidenza della sindrome di Down in Gran Bretagna spiega come gli screening prenatali, sempre più estesi, portano ad individuare il 70% dei bambini Down viene individuato prima della nascita. Una diagnosi? No, una condanna a morte: il 92 % delle donne raggiunte dal responso abortisce. Detect è il verbo usato dalla dottoressa Morris, della Queen Mary University di Lontra, per indicare l’individuazione dei bambini Down. I «detected babies» ben raramente vengono al mondo. «Detected» – in italiano individuati, scoperti. E cancellati, 92 su 100. (British Medical Journal).
Troppo spesso si sente come, di fronte ad una diagnosi su possibili patologie che potrebbero interessare un bambino, la decisione in merito se accettare la vita o no sia fatta e ponderata in base a meri calcoli statistici. Incredibile no? Non stupisce molto se ripensiamo per esempio all'allora ministro per la Sanità Turco che sempre in base a calcoli statici sulla sopravvivenza e sulle possibili patologie legate a nascite premature disse: "E' una crudeltà insensata voler rianimare un feto contro la volontà della madre". 4/2/2008
Come non ricordare poi Giorgio Bocca che si è scagliò contro gli esseri «mostruosi e deformi» del Cottolengo e affermò "Gli eccessi della carità fanno il paio con quelli dell'ideologia. I cultori della vita a ogni costo in obbedienza a Dio non si accorgono di volersi sostituire a Dio” (L’Espresso, 6/3/2009)
Ma queste idee sono presenti purtroppo da molto tempo, Nietzsche proclamava «Il malato è un parassita della società. In certe condizioni non è decoroso vivere più a lungo. Continuare a vegetare in una imbelle dipendenza dai medici e dalle pratiche mediche, dopo che è andato perduto il senso della vita, il diritto alla vita, dovrebbe suscitare nella società un profondo disprezzo» e diceva ancora «Non è in nostro potere impedire di essere nati: ma possiamo riparare a questo errore — giacché talora [essere nati] è un errore. (Crepuscolo degli idoli, § 36). Oggi forse a questo errore come lo chiama Nietzsche la nostra società si è avviata mestamente a porre rimedio.
Allora bisognerebbe commentare questa diffusa idea dell'uomo perfetto che porta alla selezione di chi ha dei difetti, come non ricordare i casi di Napoli del 2008 o dell'Ospedale Careggi o dell'ospedale San Paolo di Milano nel 2007? La stessa idea sta alla base della richiesta di legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito, è un’idea molto popolare magari mascherata dal "meglio per loro" "per il loro bene". Pensiamo alle critiche alla legge 40 la richiesta di accedere alle tecniche di fecondazione anche se fertili o la richiesta di fecondazione eterologa, o permettere la selezione pre impianto, sempre alla ricerca di una vita fatta su misura e senza difetti.
Facendo un esame di coscienza: le analisi prenatali sono fatte per preparsi a curare e accudire nel modo migliore chi potrebbe (perchè tra l'altro spesso non sono certi gli esiti) avere dei problemi di salute o per decidere di non voler tentare questo impegno?
Dovremmo ragionare sul perchè oggi è cosi difficile vivere la sofferenza, accettarla, prendersene cura.
Forse perchè ne abbiamo perso il senso ed il significato. Certo ciascuno di noi vorrebbe e giustamente desidererebbe evitarla ma dobbiamo riscoprirne il valore, non per il gusto di soffrire ma nella consapevolezza che le prove che incontriamo nella nostra vita sono occasione di salvezza e di riscoprire il vero significato della libertà che è amare e il vero significato della vita che è un dono che ci è affidato. Ricordando l'esempio di San Paolo ancora di più dovremmo ricordarci di come le spine poste nella nostra carne sono un’occasione per lodare Dio e per manifestare la sua forza, perchè, noi lo sappiamo, dal dolore e dal male Dio sa sempre trarre il bene.
Ed allora siamo forse giunti a darci la risposta che cercavamo, nella nostra società abbiamo esiliato Dio e quindi esiliamo l'uomo.
martedì 16 febbraio 2010
Popieluszko un film da far vedere
Ieri sera col CCC San benedetto (www.cccsanbenedetto.it) abbiamo organizzato la proiezione del film Popieluszko al cinema Cristallo di Cesano Boscone , hanno visto il film 187 persone!
Un film che ripercorre la storia di un uomo, della sua fede ma anche della fede e della speranza di libertà di un intero popolo. Mostra la violenza del regime comunista a cui si oppose la preghiera, la forza dell'amicizia e della solidarietà del popolo polacco, senza nessuna violenza. Popieluszko sostiene e indica la strada di vincere il male col bene, combatte il male e non chi è vittima del male, prega per allontanare l'odio da sè e dai suoi amici.
Fondamentale nell'azione del sacerdote la carità, il sostegno spirituale. Incredibile e troppo spesso dimenticato il legame fortissimo tra la fede e la rivendicazione della libertà e dei diritti dei lavoratori, segno più eloquente di ciò la partecipazione alle messe e le preghiere in fabbrica.
Sullo sfondo il ruolo e la figura di Giovanni Paolo II
Un vero peccato che questo film non sia presente nelle grandi sale.
Un film che ripercorre la storia di un uomo, della sua fede ma anche della fede e della speranza di libertà di un intero popolo. Mostra la violenza del regime comunista a cui si oppose la preghiera, la forza dell'amicizia e della solidarietà del popolo polacco, senza nessuna violenza. Popieluszko sostiene e indica la strada di vincere il male col bene, combatte il male e non chi è vittima del male, prega per allontanare l'odio da sè e dai suoi amici.
Fondamentale nell'azione del sacerdote la carità, il sostegno spirituale. Incredibile e troppo spesso dimenticato il legame fortissimo tra la fede e la rivendicazione della libertà e dei diritti dei lavoratori, segno più eloquente di ciò la partecipazione alle messe e le preghiere in fabbrica.
Sullo sfondo il ruolo e la figura di Giovanni Paolo II
Un vero peccato che questo film non sia presente nelle grandi sale.
sabato 13 febbraio 2010
LA PACE MAI SEPARATA DALLA DIFESA DELLA VITA
Nostra lettera pubblicata siu Avvenire del 13 Febbraio 2020
Caro direttore, vorremmo commentare la lettera del vicepresidente di Pax Christi (Avvenire dell’11 febbraio) facendo notare come nella Chiesa e nel Magistero di Benedetto XVI, in consonanza coi temi della pace, ci sono quelli della libertà di religione, difesa della vita, difesa della famiglia, conciliazione tra vita e ambiente e non a caso questi sono stati i temi delle ultime giornate della pace: ' La persona umana, cuore della pace'; ' Famiglia umana, comunità di pace'; ' Combattere la povertà, costruire la pace'; ' Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato'. Vanno insomma tenute sempre presenti le sfide di oggi sulla difesa e la centralità dell’uomo e della libertà di religione e educazione, indicate da Benedetto XVI come non negoziabili. La Marcia Perugia- Assisi del 16 maggio 2010 avrà come tema ' Diffondiamo la cultura della pace e dei diritti umani': ci auguriamo si faccia riferimento al diritto fondamentale che è quello della vita. Vediamo inoltre che vengono proposti « gruppi di verità e riconciliazione » neanche fossimo un Paese corroso da dittature e guerre civili come Sudafrica e Ruanda, dove questi gruppi sono stati inventati. La priorità è quella educativa e culturale e per questo la Cei, interpretando le sollecitazioni di Giovanni Paolo II, ha dato vita al Progetto culturale che ha indicato l’obiettivo di creare in ogni parrocchia una commissione o un centro culturale, all’interno dei quali si può affrontare anche il tema della pace. Come ha detto Papa Wojtyla: « Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta » . A Verona nel più recente convegno della Chiesa Italiana, Benedetto XVI disse: « Questione fondamentale e decisiva è quella dell’educazione della persona » .
Caro direttore, vorremmo commentare la lettera del vicepresidente di Pax Christi (Avvenire dell’11 febbraio) facendo notare come nella Chiesa e nel Magistero di Benedetto XVI, in consonanza coi temi della pace, ci sono quelli della libertà di religione, difesa della vita, difesa della famiglia, conciliazione tra vita e ambiente e non a caso questi sono stati i temi delle ultime giornate della pace: ' La persona umana, cuore della pace'; ' Famiglia umana, comunità di pace'; ' Combattere la povertà, costruire la pace'; ' Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato'. Vanno insomma tenute sempre presenti le sfide di oggi sulla difesa e la centralità dell’uomo e della libertà di religione e educazione, indicate da Benedetto XVI come non negoziabili. La Marcia Perugia- Assisi del 16 maggio 2010 avrà come tema ' Diffondiamo la cultura della pace e dei diritti umani': ci auguriamo si faccia riferimento al diritto fondamentale che è quello della vita. Vediamo inoltre che vengono proposti « gruppi di verità e riconciliazione » neanche fossimo un Paese corroso da dittature e guerre civili come Sudafrica e Ruanda, dove questi gruppi sono stati inventati. La priorità è quella educativa e culturale e per questo la Cei, interpretando le sollecitazioni di Giovanni Paolo II, ha dato vita al Progetto culturale che ha indicato l’obiettivo di creare in ogni parrocchia una commissione o un centro culturale, all’interno dei quali si può affrontare anche il tema della pace. Come ha detto Papa Wojtyla: « Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta » . A Verona nel più recente convegno della Chiesa Italiana, Benedetto XVI disse: « Questione fondamentale e decisiva è quella dell’educazione della persona » .
sabato 6 febbraio 2010
MAI SOSTEGNO ALL'EUTANASIA
Il Papa interviene sui temi etici e sui temi della vita, a ribadire la centralità della questione antropologica e della difesa umana nel magistero della Chiesa (vedi anche l’ultima enciclica sociale). Oggi anche chi spesso tergiversa su questi temi non può trovare scappatoie, le parole di Benedetto XVI sono forti e chiare “Il sostegno all'eutanasia colpisce il cuore stesso della concezione cristiana di dignità della vita umana. Se l'insegnamento della Chiesa è compromesso, anche solo leggermente, in una di queste aree, allora diventa difficile difendere la pienezza della dottrina cattolica in modo integrale”. In Italia proprio nei prossimi giorni ricorrerà un anno dai tragici fatti che hanno portato alla morte di Eluana. Ancora una volta si deve alzare forte il richiamo ad approvare una legge che impedisca in Italia ogni forma di Eutanasia. E’ urgente un impegno educativo e di formazione che coinvolga tutti, le parrocchie e le associazioni, il clero e i laici. Sono ancora oggi attuali le parole di Giovanni Paolo II nell’Evangelium Vitae (EV n95) : “Urgono una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Si deve cominciare dal rinnovare la cultura della vita all'interno delle stesse comunità cristiane”.
martedì 2 febbraio 2010
Giusta la forte amicizia con Israele
«Ho un sogno: che Israele possa entrare un giorno nell'Unione europea». È iniziata sotto questo auspicio la storica visita ufficiale di Silvio Berlusconi in Israele. «Abbiamo l'orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea» ha detto il presidente del Consiglio con a fianco il primo ministro israeliano Netanyahu. Quindi ha citato Teodoro Herzl, l'ideologo dello Stato ebraico: «A Roma e a Gerusalemme sono state gettate le basi della cultura occidentale». C'è ancora oggi, ha sottolineato Berlusconi facendo riferimento all'Iran (ma senza nominarlo), chi mette in discussione l'esistenza di Israele: «Noi ci opporremo tutti insieme come Comunità internazionale affinché ciò non possa assolutamente mai accadere». Il futuro, ha aggiunto, è la principale preoccupazione di Israele, per cui bisogna avere la consapevolezza anche del terribile passato vissuto dagli ebrei «per non tornare mai più a quella indifferenza del mondo che è il più grande male».
Il ricordo di questo terribile passato deve oggi richiamarci alla difesa della libertà di religione che vede ebrei e cristiani ancora oggi in molte parti del mondo ostaggi di discriminazioni e violenze.
Anche noi condividiamo questo sogno e siamo d'accordo perchè Israele in Europa servirebbe anche a richiamare nel sottolineare la centralità delle origini giudaico-cristiane.
Non possiamo che sostenere Israele e la sua esistenza perchè come scriveva Magdi Allam "oggi più che mai, la difesa del valore della sacralità della vita coincide con la difesa del diritto di Israele all'esistenza".."Israele è il paradigma della nostra civiltà” , “la difesa del diritto dello Stato d’Israele è la difesa della nostra umanità”- continua Cristiano Allam ribadendo di più, perché per noi oggi essere a fianco degli israeliani vuol dire difendere la nostra civiltà che ha reso l’Europa la patria dei diritti fondamentali dell’uomo.
La forte amicizia del Governo Berlusconi verso Israele è un punto strategico e anche una novità positiva nella politica estera italiana, che deve tener conto anche delle istanze dei palestinesi ma deve abbandonare il concetto equivoco di equidistanza.
Il ricordo di questo terribile passato deve oggi richiamarci alla difesa della libertà di religione che vede ebrei e cristiani ancora oggi in molte parti del mondo ostaggi di discriminazioni e violenze.
Anche noi condividiamo questo sogno e siamo d'accordo perchè Israele in Europa servirebbe anche a richiamare nel sottolineare la centralità delle origini giudaico-cristiane.
Non possiamo che sostenere Israele e la sua esistenza perchè come scriveva Magdi Allam "oggi più che mai, la difesa del valore della sacralità della vita coincide con la difesa del diritto di Israele all'esistenza".."Israele è il paradigma della nostra civiltà” , “la difesa del diritto dello Stato d’Israele è la difesa della nostra umanità”- continua Cristiano Allam ribadendo di più, perché per noi oggi essere a fianco degli israeliani vuol dire difendere la nostra civiltà che ha reso l’Europa la patria dei diritti fondamentali dell’uomo.
La forte amicizia del Governo Berlusconi verso Israele è un punto strategico e anche una novità positiva nella politica estera italiana, che deve tener conto anche delle istanze dei palestinesi ma deve abbandonare il concetto equivoco di equidistanza.
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