L’Europa è la nostra casa, siamo chiamati e dobbiamo sentirci europei, quindi le elezioni europee devono essere partecipate e dobbiamo sentirle importanti come le politiche italiane. Sempre di più le decisioni prese in Europa contano per la vita e le scelte in Italia, inoltre nelle elezioni europee c’è la possibilità di esprimere una preferenza per cui noi abbiamo deciso di scegliere un candidato da appoggiare che condivida i nostri valori e li ha difesi nella sua azione politica.
Dobbiamo interessarci di più dell’Europa, sentirsi europei significa anche volere il bene di tutti gli europei quindi bisogna cominciare a pensare all’Europa per esempio rifiutando dannosi protezionismi e accorgendosi che in Europa soprattutto in alcuni paesi anche ad est è possibile trovare alleati per la difesa dei diritti di tutti per rimettere al centro anche in Europa la persona. È importante, a tale riguardo, promuovere un’unità che non può e non vuole divenire uniformità, ma che è capace di garantire il rispetto delle differenze nazionali e delle diverse tradizioni culturali, che costituiscono una ricchezza nella sinfonia europea.
Investire sulla persona, sulle sue capacità, sulla sua creatività e rimettere al centro l’etica e la persona. Bisogna credere nelle capacità dell’uomo di reagire alla situazioni anche più difficili e di creare condizioni per lo sviluppo della società a favore del bene comune.
Perché anche in Europa bisogna difendere il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale combattendo culturalmente e politicamente l’aborto e l’eutanasia ,dobbiamo ribadire la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna , l’importanza sociale ed economica della famiglia e la centralità della persona nell’economia di mercato. È nell'Europa che, per la prima volta, è stato formulato il concetto di diritti umani. Il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti, è il diritto alla vita stessa.
Urge riscoprire l'esistenza di valori umani e morali essenziali, che scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori che nessun individuo, nessuna maggioranza e Stato potranno mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo riconoscere e dovranno essere anche punto di partenza nel dialogo tra diverse culture, tradizioni e religioni.
Quindi è importante votare e scegliere una preferenza per influire sulle scelte del parlamento europeo perché è li che si scelgono le linee guida e il futuro dell’Europa. Un aspetto per esempio importante è quello demografico, questa settimana sono stati pubblicati i dati di Milano 1.300.000 abitanti più di un terzo sopra i 60 anni e l’età media del milanese supera i cinquantacinque, bisogna
“fare tutto il possibile per rendere i Paesi europei di nuovo più aperti ad accogliere i bambini. Incoraggiate i giovani, che con il matrimonio fondano nuove famiglie, a divenire madri e padri! Con ciò farete del bene a loro medesimi, ma anche all'intera società. Vi confermiamo anche decisamente nelle vostre premure politiche di favorire condizioni che rendano possibile alle giovani coppie di allevare dei figli. Tutto ciò, però, non gioverà a nulla, se non riusciremo a creare nei nostri Paesi di nuovo un clima di gioia e di fiducia nella vita, in cui i bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono per tutti” (Benedetto XVI - VIENNA), quindi vanno rilanciate le iniziative e i sostegni alla maternità, il modello di aiuto dei CAV va promosso e diffusa in tutta Europa, l’aiuto alle famiglie numerose, alla conciliazione lavoro-famiglia, il part time, maternità tutelate con il prolungamento del periodo di assenza dal lavoro, come anche l’Europa sta già discutendo, vanno ampliati gli spazi per i giovani e le nuove generazioni in modo che sia più aperto il loro futuro e vanno sostenute le nuove famiglie che saranno il futuro dell’Europa.
Blog di politica, cultura, attualità, difesa della vita, approfondimenti, opinioni a cura di Paolo e Luca - MILANO (lucapaologemini)
lunedì 4 maggio 2009
sabato 2 maggio 2009
Norlevo obiettare è un diritto
In queste settimane la regione Marche ha emanato una direttiva in cui impone ai medici di prescrivere a chiunque la chieda la pillalo Norlevo detta del giorno dopo. Nei mesi scorsi alcuni medici di pronto soccorso che si rifiutavano di prescriverla sono stati denunciati, le accuse sono poi tutte cadute. Spesso ai farmacisti che fanno parte del personale medico viene richiesto di darla senza opporre obiezione di coscienza. C’è insomma un continuo attacco a questo diritto fondamentale.
La pillola del giorno dopo è un ritrovato ti tipo ormonale dal nome commerciale Norlevo che è oggi venduto in farmacia come anticoncezionale d’emergenza, in caso di rapporto non protetto ma è un
antiannidatorio perché impedisce l’annidamento del concepito qualora la gravidanza sia iniziata. Il Norlevo è quindi un aborto chimico. Lo scopo primario è di far morire l’embrione, ed espellerlo. Si dirà che se non c’è stato il concepimento non c’è aborto, vero ma chi prende la pillola Norlevo anche se spesso non sa se è avvenuta la fecondazione o no, assume questa pillola dopo l’atto sessuale e quindi l’intento è sicuramente abortivo in quanto viene usata con l’unico intento di interrompere un’avvenuta gravidanza.
Oltre ad eliminare il ruolo e la libertà e la professionalità del medico imponendo delle scelte a priori di ogni valutazione personale e medica del caso, l’obbligo di prescrizione della pillola Norlevo va contro la libertà di coscienza prevista anche dall’art 9 della legge 194 sull’aborto.
Va considerato poi che la pillola del giorno dopo impedisce qualsiasi tipo di colloquio in caso di avvenuta gravidanza per prevenire l’aborto che in questi casi è certo. Altro aspetto da non sottovalutare la pillola del giorno dopo è spesso richiesta da minorenni ed inoltre agisce variando chimicamente gli ormoni femminile per fare in modo che il corpo della donna non sia più accogliente verso l’embrione che verrà quindi espulso. Quindi perché il medico non dovrebbe tener conto anche dei singoli casi e delle problematiche legati ad essi? Si conoscono infatti gli effetti collaterali già sono segnalati sul foglietto illustrativo nausea, dolore al basso ventre, affaticamento, cefalea, dolore mammario, vomito, mestruazioni abbondanti, diarrea, sanguinamento uterino.
Inoltre c’è l’aspetto della banalizzazione della sessualità slegata da ogni tipo di responsabilizzazione. Tramite l’utilizzo di pillole come la Norlevo la sessualità viene ridotta ad un atto banale a cui “rimediare nel caso di incidenti prendendo una pillola”.
La pillola del giorno dopo è un ritrovato ti tipo ormonale dal nome commerciale Norlevo che è oggi venduto in farmacia come anticoncezionale d’emergenza, in caso di rapporto non protetto ma è un
antiannidatorio perché impedisce l’annidamento del concepito qualora la gravidanza sia iniziata. Il Norlevo è quindi un aborto chimico. Lo scopo primario è di far morire l’embrione, ed espellerlo. Si dirà che se non c’è stato il concepimento non c’è aborto, vero ma chi prende la pillola Norlevo anche se spesso non sa se è avvenuta la fecondazione o no, assume questa pillola dopo l’atto sessuale e quindi l’intento è sicuramente abortivo in quanto viene usata con l’unico intento di interrompere un’avvenuta gravidanza.
Oltre ad eliminare il ruolo e la libertà e la professionalità del medico imponendo delle scelte a priori di ogni valutazione personale e medica del caso, l’obbligo di prescrizione della pillola Norlevo va contro la libertà di coscienza prevista anche dall’art 9 della legge 194 sull’aborto.
Va considerato poi che la pillola del giorno dopo impedisce qualsiasi tipo di colloquio in caso di avvenuta gravidanza per prevenire l’aborto che in questi casi è certo. Altro aspetto da non sottovalutare la pillola del giorno dopo è spesso richiesta da minorenni ed inoltre agisce variando chimicamente gli ormoni femminile per fare in modo che il corpo della donna non sia più accogliente verso l’embrione che verrà quindi espulso. Quindi perché il medico non dovrebbe tener conto anche dei singoli casi e delle problematiche legati ad essi? Si conoscono infatti gli effetti collaterali già sono segnalati sul foglietto illustrativo nausea, dolore al basso ventre, affaticamento, cefalea, dolore mammario, vomito, mestruazioni abbondanti, diarrea, sanguinamento uterino.
Inoltre c’è l’aspetto della banalizzazione della sessualità slegata da ogni tipo di responsabilizzazione. Tramite l’utilizzo di pillole come la Norlevo la sessualità viene ridotta ad un atto banale a cui “rimediare nel caso di incidenti prendendo una pillola”.
mercoledì 22 aprile 2009
EUROPA QUALI VALORI
L’Europa sarà per tutti luogo gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che derivano dalla nostra storia e dalle tradizioni, dall’umanesimo come dalla fede cristiana.
Riteniamo che la cultura cristiana, la difesa della libertà religiosa e il sostegno alla vita in ogni suo stadio, possono e devono essere alla base dello sviluppo del nostro paese e dell’Europa in tutti gli ambiti, a partire da quello culturale-politico. L’esperienza dimostra che quando la verità dell’uomo è oltraggiata, quando la famiglia è minata nelle sue fondamenta, il diritto rischia di essere compromesso. La fonte ultima della legittimità e dell’autorità è il diritto naturale. Negli ultimi anni il tema della difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, ha assunto centralità nel dibattito politico, quindi risulta decisivo sostenerlo anche in ambito europeo. Urge riscoprire l'esistenza di valori umani e morali essenziali, che scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori che nessun individuo, nessuna maggioranza e Stato potranno mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo riconoscere e dovranno essere anche punto di partenza nel dialogo tra diverse culture, tradizioni e religioni.
In Europa per la prima volta è stato formulato il concetto di diritti umani.
Bisogna rendere i Paesi europei aperti ad accogliere la vita, incoraggiando i giovani a fondare nuove famiglie, agendo in questo senso sia sul piano culturale che su quello concreto del lavoro e del sostegno economico e sociale. Oggi c'è da temere, ed in Europa purtroppo è già una realtà, che possa essere esercitata una pressione occulta o esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé. Si tende così ad introdurre un criterio discriminante che porterà gravi conseguenze nella cultura della nostra società: non difendendo il bambino non ancora nato e il malato o l’anziano, nulla impedirà poi di discriminare gli altri “diversi” secondo un criterio utilitaristico. Siamo convinti che il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti, sia il diritto alla vita stessa; nell’azione politica, centrale deve essere la difesa dei valori non negoziabili: vita, famiglia, libertà d’educazione. Un altro aspetto per noi decisivo è quello culturale. Attraverso la cultura si può far conoscere quanto di vero, di giusto, di bello sia stato espresso dall'uomo, riverbero della verità, della santità, della bellezza di Cristo, per poter affrontare la sfida del confronto con altre culture.
Alle elezioni europee si possono esprimere 3 preferenze. Pensiamo che ognuno di noi debba impegnarsi per esprimere e scegliere consapevolmente chi ci debba rappresentare; SCEGLIAMO una persona, un candidato, che condivide e difende i valori della vita e della cultura cristiana e fa riferimento nell’azione politica in Europa, alla centralità della persona.
Riteniamo che la cultura cristiana, la difesa della libertà religiosa e il sostegno alla vita in ogni suo stadio, possono e devono essere alla base dello sviluppo del nostro paese e dell’Europa in tutti gli ambiti, a partire da quello culturale-politico. L’esperienza dimostra che quando la verità dell’uomo è oltraggiata, quando la famiglia è minata nelle sue fondamenta, il diritto rischia di essere compromesso. La fonte ultima della legittimità e dell’autorità è il diritto naturale. Negli ultimi anni il tema della difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, ha assunto centralità nel dibattito politico, quindi risulta decisivo sostenerlo anche in ambito europeo. Urge riscoprire l'esistenza di valori umani e morali essenziali, che scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori che nessun individuo, nessuna maggioranza e Stato potranno mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo riconoscere e dovranno essere anche punto di partenza nel dialogo tra diverse culture, tradizioni e religioni.
In Europa per la prima volta è stato formulato il concetto di diritti umani.
Bisogna rendere i Paesi europei aperti ad accogliere la vita, incoraggiando i giovani a fondare nuove famiglie, agendo in questo senso sia sul piano culturale che su quello concreto del lavoro e del sostegno economico e sociale. Oggi c'è da temere, ed in Europa purtroppo è già una realtà, che possa essere esercitata una pressione occulta o esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé. Si tende così ad introdurre un criterio discriminante che porterà gravi conseguenze nella cultura della nostra società: non difendendo il bambino non ancora nato e il malato o l’anziano, nulla impedirà poi di discriminare gli altri “diversi” secondo un criterio utilitaristico. Siamo convinti che il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti, sia il diritto alla vita stessa; nell’azione politica, centrale deve essere la difesa dei valori non negoziabili: vita, famiglia, libertà d’educazione. Un altro aspetto per noi decisivo è quello culturale. Attraverso la cultura si può far conoscere quanto di vero, di giusto, di bello sia stato espresso dall'uomo, riverbero della verità, della santità, della bellezza di Cristo, per poter affrontare la sfida del confronto con altre culture.
Alle elezioni europee si possono esprimere 3 preferenze. Pensiamo che ognuno di noi debba impegnarsi per esprimere e scegliere consapevolmente chi ci debba rappresentare; SCEGLIAMO una persona, un candidato, che condivide e difende i valori della vita e della cultura cristiana e fa riferimento nell’azione politica in Europa, alla centralità della persona.
venerdì 17 aprile 2009
Referendum e legge elettorale
In caso di referendum la non partecipazione è una libera espressione prevista dalla costituzione quindi è meglio non sia associato ad altre elezioni. In merito ai costi visto che non sono imminenti elezioni politiche riteniamo che si debba procedere ad un rinvio al 2010.
In merito ai contenuti, un premio di maggioranza al primo partito di maggioranza relativa comporta molti più rischi che vantaggi e non risponde alla cultura politica del nostro paese. L'attuale sistema nonostante le sue carenze, grazie allo sbarramento ha invece mostrato di portare ad una semplificazione del quadro politico e garantisce una possibile alternanza. Rimane aperta la questione delle preferenze, il referendum non la risolve. Bisogna inoltre prevedere dei correttivi rispetto al passato: non deve essere possibile candidarsi in più circoscrizioni, si deve poter esprimere una o due preferenze con circoscrizioni territoriali che rispettino una corretta rappresentatività di ogni territorio, deve essere garantita la governabilità col premio di maggioranza e come nel modello della legge per le elezioni regionali in Lombardia si consenta al vincitore di indicare direttamente una parte degli eletti scegliendo in base alle loro qualità professionali o culturali o di impegno sociale costruito nel tempo e che non è sempre corretto sottoporre ad un esito elettorale legato alle preferenze che talvolta anzi lo ostacola.
In merito ai contenuti, un premio di maggioranza al primo partito di maggioranza relativa comporta molti più rischi che vantaggi e non risponde alla cultura politica del nostro paese. L'attuale sistema nonostante le sue carenze, grazie allo sbarramento ha invece mostrato di portare ad una semplificazione del quadro politico e garantisce una possibile alternanza. Rimane aperta la questione delle preferenze, il referendum non la risolve. Bisogna inoltre prevedere dei correttivi rispetto al passato: non deve essere possibile candidarsi in più circoscrizioni, si deve poter esprimere una o due preferenze con circoscrizioni territoriali che rispettino una corretta rappresentatività di ogni territorio, deve essere garantita la governabilità col premio di maggioranza e come nel modello della legge per le elezioni regionali in Lombardia si consenta al vincitore di indicare direttamente una parte degli eletti scegliendo in base alle loro qualità professionali o culturali o di impegno sociale costruito nel tempo e che non è sempre corretto sottoporre ad un esito elettorale legato alle preferenze che talvolta anzi lo ostacola.
giovedì 9 aprile 2009
IL MISTERO DELLA PASQUA
“Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture ed è stato sepolto. E’ risorto il terzo giorno secondo le Scritture" (1Cor15)
Aderiamo e ci facciamo cambiare da questo annunzio di San Paolo?
Di fronte alle mie difficoltà, ansie, paure, tribolazioni, lascio a Gesù prendere su di sé tutto questo per non farmi schiacciare e per farmi salvare riacquistando così quella serenità e gioia che mi devono sempre contraddistinguere in quanto io credo nella Resurrezione di Gesù Cristo? San Paolo ci ricorda “Se Cristo non è risorto vuota è la nostra fede”. Ma cosa significa per noi? Benedetto XVI ci ricorda “non esiste una vita riuscita senza sacrificio[..] senza il si alla Croce, senza il camminare in comunione con Cristo giorno per giorno, la vita non può riuscire”. Spesso invece noi ci affidiamo alle nostre forze o cerchiamo una nostra via per trovare la felicità rimanendo poi sconfortati e tristi perché non la troviamo.
“Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me»…Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. (Gv13)
A volte anche noi facciamo fatica, come Pietro, a capire e a lasciar fare a Gesù nella nostra vita. A volte noi per primi non ci perdoniamo ma dobbiamo imparare ad affidarci a Gesù, Lui è la via della salvezza e Lui ci indica con il Suo esempio che la strada della salvezza è quella del servizio e del dono.
“E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” (1 Corinzi 1), riflettiamo sul senso vero della Crocifissione che è il dono di Gesù che da la Sua vita per noi, uno scandalo che da senso alla morte e quindi da senso alla vita. Era uno scandalo allora ma forse anche oggi in un tempo in cui spesso non si trova il senso della vita, della sofferenza e della morte, allora è utile fermarci ad osservare un’immagine di Gesù in croce per recuperare il senso vero del dono gratuito di Dio. San Paolo sulla via di Damasco ha compreso come tutto nella sua vita sia frutto dell’iniziativa gratuita e misericordiosa di Dio. “Per grazia di Dio sono quello che sono e la sua grazia non è stata vana in me”. Possiamo noi dire altrettanto per noi stessi?
L’augurio per questa Pasqua è quello di poter comprenderne il vero mistero, fidarci di Dio anche quando magari non comprendiamo quello che ci viene chiesto o non sappiamo viverlo, che questa Pasqua ci aiuti a riscoprire che tutto concorre al bene e che la vita vera, la vera libertà è amare, donarsi agli altri, San Paolo dice “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”, soltanto cosi la nostra vita diventa più grande, più vera e potremo cosi accorgerci di quel centuplo che già in questa vita ci è stato promesso.
Aderiamo e ci facciamo cambiare da questo annunzio di San Paolo?
Di fronte alle mie difficoltà, ansie, paure, tribolazioni, lascio a Gesù prendere su di sé tutto questo per non farmi schiacciare e per farmi salvare riacquistando così quella serenità e gioia che mi devono sempre contraddistinguere in quanto io credo nella Resurrezione di Gesù Cristo? San Paolo ci ricorda “Se Cristo non è risorto vuota è la nostra fede”. Ma cosa significa per noi? Benedetto XVI ci ricorda “non esiste una vita riuscita senza sacrificio[..] senza il si alla Croce, senza il camminare in comunione con Cristo giorno per giorno, la vita non può riuscire”. Spesso invece noi ci affidiamo alle nostre forze o cerchiamo una nostra via per trovare la felicità rimanendo poi sconfortati e tristi perché non la troviamo.
“Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me»…Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. (Gv13)
A volte anche noi facciamo fatica, come Pietro, a capire e a lasciar fare a Gesù nella nostra vita. A volte noi per primi non ci perdoniamo ma dobbiamo imparare ad affidarci a Gesù, Lui è la via della salvezza e Lui ci indica con il Suo esempio che la strada della salvezza è quella del servizio e del dono.
“E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” (1 Corinzi 1), riflettiamo sul senso vero della Crocifissione che è il dono di Gesù che da la Sua vita per noi, uno scandalo che da senso alla morte e quindi da senso alla vita. Era uno scandalo allora ma forse anche oggi in un tempo in cui spesso non si trova il senso della vita, della sofferenza e della morte, allora è utile fermarci ad osservare un’immagine di Gesù in croce per recuperare il senso vero del dono gratuito di Dio. San Paolo sulla via di Damasco ha compreso come tutto nella sua vita sia frutto dell’iniziativa gratuita e misericordiosa di Dio. “Per grazia di Dio sono quello che sono e la sua grazia non è stata vana in me”. Possiamo noi dire altrettanto per noi stessi?
L’augurio per questa Pasqua è quello di poter comprenderne il vero mistero, fidarci di Dio anche quando magari non comprendiamo quello che ci viene chiesto o non sappiamo viverlo, che questa Pasqua ci aiuti a riscoprire che tutto concorre al bene e che la vita vera, la vera libertà è amare, donarsi agli altri, San Paolo dice “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”, soltanto cosi la nostra vita diventa più grande, più vera e potremo cosi accorgerci di quel centuplo che già in questa vita ci è stato promesso.
sabato 4 aprile 2009
Legge40 funziona ma l'attaccano
La legge 40 che regola in Italia la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) comunemente detta fecondazione assistita torna sotto attacco a causa di ricorsi e sentenze giudiziarie.
L’accanimento verso questa legge nasce da quella parte minoritaria nel paese, già clamorosamente sconfitta al referendum del 2005 che non si è ancora rassegnata e dopo la via referendaria continua i suoi attacchi per via politica (vedi la scandalosa modifica delle linee guida da parte del Ministro Turco dello scorso maggio 2008) e per via giudiziaria. Ma forse c’è da dire che l’aspetto che più da fastidio è che la legge 40 funziona. Il numero delle cliniche non è affatto diminuito, ma tutte si sono dovute iscrivere ad un registro nazionale che le certificasse tutelando cosi in maggior misura la salute della donna. I dati del Registro della Procreazione Medicalmente Assistita confermano che i centri che attuano la PMA in Italia sono 342 nel 2007, erano 120 nel 2003.
La legge 40 ha fermato quel “far West” procreativo che avevo portato a casi di prestito di utero, fecondazione eterologa, parti plurigemellari ecc.
Ma per capire meglio cosa realmente è successo in seguito all’applicazione della legge 40 che non è una legge cattolica (ricordiamo che la fecondazione in vitro è comunque eticamente sbagliata) bisogna partire dai risultati della sua applicazione dopo il 2004 data di entrata in vigore della legge.
Già l’anno scorso i dati dicevano che dal 2003 al 2005 il ricorso alle tecniche PMA e il numero dei nati vivi erano aumentati, oggi i dati dell’ultimo rapporto al Parlamento sulla legge 40 sulla base dei dati dell’Istituto Superiore di Sanità dichiarano che aumenta il numero delle coppie che si sono rivolte ai centri di fecondazione assistita in Italia per avere un figlio, passando da 43.024 nel 2005 a 55.437 nel 2007, e i nati vivi (si perché comunque la fecondazione in vitro, visto il basso tasso di successo comporta la morte di una percentuale del 70% circa degli embrioni) sono passati da 4.940 a 9.137. Quindi sono aumentate le coppie che hanno utilizzato la PMA, questo smentisce anche i soliti “miti” dei viaggi all’estero.
La legge 40 ha inoltre permesso e favorito investimenti sulla ricerca e lo sviluppo delle tecniche di congelamento degli ovociti che è eticamente valida a differenza di quella degli embrioni.
La sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di alcune parole dell’articolo 14 apre nuove problematiche che saranno più chiare quando saranno rese note le motivazioni. Bisogna comunque dire che non sono stati accettati i ricorsi che riguardavano l’articolo1 della legge che riguarda l’identità umana del concepito e quindi la titolarità del suo diritto alla vita riconosciuta, rimane così riconosciuto come valido il punto più innovativo e importante della legge, il principio cardine e fondamentale nella battaglia per la difesa della vita, dobbiamo quindi fare attenzione a non permettere la strumentalizzazione della sentenza.
Ricordiamo che gli articoli 13 e 14 della legge 40 vietano chiaramente qualunque sperimentazione sull’embrione se non per fini di diagnosi e di terapia volte alla tutela della salute dell’embrione stesso e vietano la crioconservazione (congelamento), selezione, clonazione e la soppressione di embrioni
Questi riferimenti sono molto importanti in quanto prima dell’entrata in vigore di questa legge non esisteva una regolamentazione chiara. Se una donna decideva di ricorrere alla PMA e iniziava un ciclo di cure venivano prodotti molti embrioni. Gli embrioni prodotti in sovrannumero venivano congelati e pronti da scongelare ed utilizzare qualora il primo ciclo di cure non avesse dato un esito positivo (es. aborto spontaneo). Si capisce bene che molti di questi embrioni venivano prodotti con il solo scopo di essere congelati e in parte erano destinati a scopi non chiari (forse sperimentazione ecc..). Basti pensare che solo in Italia ci sono attualmente circa 30.000 embrioni ancora congelati. Adesso grazie a questa legge non solo non è più permessa la crioconservazione ma nell’articolo 14 si precisa che gli embrioni prodotti devono essere al massimo 3 e devono essere tutti impiantati contemporaneamente nell’utero della madre: viene a mancare, dunque, l’intenzionalità di produrre embrioni in eccesso che sarebbero destinati esclusivamente alla morte.
Con la cancellazione da parte della Corte Costituzionale del limite di tre embrioni che nell’articolo 14 era così dichiarato “ non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” si pongono tre problemi:
1. innanzitutto per fecondare più embrioni le donne devono subire bombardamenti ormonali maggiori, inoltre l’impianto di più embrioni può causare gravidanze plurime e entrambe queste situazioni possono creare più problemi alla salute della donna.
2. se si decidesse di creare più embrioni e di non impiantarli tutti si ritornerebbe alla situazione di creare embrioni con possibili scopi di selezione eugenetica o con lo scopo di non essere utilizzati e quindi destinati sicuramente alla morte.
3. come potrà conciliarsi questo esubero di embrioni col divieto, che la Consulta non ha cancellato, di crioconservazione?
Bisogna infine ricordare che scientificamente i dati mostrano che la tendenza è quella di impiantare 1-2 embrioni e questo non inficia in alcun modo la percentuale di successo delle tecniche, il numero massimo di 3 embrioni infatti era stato scelto in base all’evidenza scientifica e non come decisione politica-ideologica.
Vedremo come si deciderà di procedere, questa sentenza non mina i principi fondamenti della la legge 40, ma sicuramente apre almeno su alcuni punti ad una pericolosa interpretabilità che potrebbero portare ad una deriva nell'uso.
L’accanimento verso questa legge nasce da quella parte minoritaria nel paese, già clamorosamente sconfitta al referendum del 2005 che non si è ancora rassegnata e dopo la via referendaria continua i suoi attacchi per via politica (vedi la scandalosa modifica delle linee guida da parte del Ministro Turco dello scorso maggio 2008) e per via giudiziaria. Ma forse c’è da dire che l’aspetto che più da fastidio è che la legge 40 funziona. Il numero delle cliniche non è affatto diminuito, ma tutte si sono dovute iscrivere ad un registro nazionale che le certificasse tutelando cosi in maggior misura la salute della donna. I dati del Registro della Procreazione Medicalmente Assistita confermano che i centri che attuano la PMA in Italia sono 342 nel 2007, erano 120 nel 2003.
La legge 40 ha fermato quel “far West” procreativo che avevo portato a casi di prestito di utero, fecondazione eterologa, parti plurigemellari ecc.
Ma per capire meglio cosa realmente è successo in seguito all’applicazione della legge 40 che non è una legge cattolica (ricordiamo che la fecondazione in vitro è comunque eticamente sbagliata) bisogna partire dai risultati della sua applicazione dopo il 2004 data di entrata in vigore della legge.
Già l’anno scorso i dati dicevano che dal 2003 al 2005 il ricorso alle tecniche PMA e il numero dei nati vivi erano aumentati, oggi i dati dell’ultimo rapporto al Parlamento sulla legge 40 sulla base dei dati dell’Istituto Superiore di Sanità dichiarano che aumenta il numero delle coppie che si sono rivolte ai centri di fecondazione assistita in Italia per avere un figlio, passando da 43.024 nel 2005 a 55.437 nel 2007, e i nati vivi (si perché comunque la fecondazione in vitro, visto il basso tasso di successo comporta la morte di una percentuale del 70% circa degli embrioni) sono passati da 4.940 a 9.137. Quindi sono aumentate le coppie che hanno utilizzato la PMA, questo smentisce anche i soliti “miti” dei viaggi all’estero.
La legge 40 ha inoltre permesso e favorito investimenti sulla ricerca e lo sviluppo delle tecniche di congelamento degli ovociti che è eticamente valida a differenza di quella degli embrioni.
La sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di alcune parole dell’articolo 14 apre nuove problematiche che saranno più chiare quando saranno rese note le motivazioni. Bisogna comunque dire che non sono stati accettati i ricorsi che riguardavano l’articolo1 della legge che riguarda l’identità umana del concepito e quindi la titolarità del suo diritto alla vita riconosciuta, rimane così riconosciuto come valido il punto più innovativo e importante della legge, il principio cardine e fondamentale nella battaglia per la difesa della vita, dobbiamo quindi fare attenzione a non permettere la strumentalizzazione della sentenza.
Ricordiamo che gli articoli 13 e 14 della legge 40 vietano chiaramente qualunque sperimentazione sull’embrione se non per fini di diagnosi e di terapia volte alla tutela della salute dell’embrione stesso e vietano la crioconservazione (congelamento), selezione, clonazione e la soppressione di embrioni
Questi riferimenti sono molto importanti in quanto prima dell’entrata in vigore di questa legge non esisteva una regolamentazione chiara. Se una donna decideva di ricorrere alla PMA e iniziava un ciclo di cure venivano prodotti molti embrioni. Gli embrioni prodotti in sovrannumero venivano congelati e pronti da scongelare ed utilizzare qualora il primo ciclo di cure non avesse dato un esito positivo (es. aborto spontaneo). Si capisce bene che molti di questi embrioni venivano prodotti con il solo scopo di essere congelati e in parte erano destinati a scopi non chiari (forse sperimentazione ecc..). Basti pensare che solo in Italia ci sono attualmente circa 30.000 embrioni ancora congelati. Adesso grazie a questa legge non solo non è più permessa la crioconservazione ma nell’articolo 14 si precisa che gli embrioni prodotti devono essere al massimo 3 e devono essere tutti impiantati contemporaneamente nell’utero della madre: viene a mancare, dunque, l’intenzionalità di produrre embrioni in eccesso che sarebbero destinati esclusivamente alla morte.
Con la cancellazione da parte della Corte Costituzionale del limite di tre embrioni che nell’articolo 14 era così dichiarato “ non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” si pongono tre problemi:
1. innanzitutto per fecondare più embrioni le donne devono subire bombardamenti ormonali maggiori, inoltre l’impianto di più embrioni può causare gravidanze plurime e entrambe queste situazioni possono creare più problemi alla salute della donna.
2. se si decidesse di creare più embrioni e di non impiantarli tutti si ritornerebbe alla situazione di creare embrioni con possibili scopi di selezione eugenetica o con lo scopo di non essere utilizzati e quindi destinati sicuramente alla morte.
3. come potrà conciliarsi questo esubero di embrioni col divieto, che la Consulta non ha cancellato, di crioconservazione?
Bisogna infine ricordare che scientificamente i dati mostrano che la tendenza è quella di impiantare 1-2 embrioni e questo non inficia in alcun modo la percentuale di successo delle tecniche, il numero massimo di 3 embrioni infatti era stato scelto in base all’evidenza scientifica e non come decisione politica-ideologica.
Vedremo come si deciderà di procedere, questa sentenza non mina i principi fondamenti della la legge 40, ma sicuramente apre almeno su alcuni punti ad una pericolosa interpretabilità che potrebbero portare ad una deriva nell'uso.
martedì 17 marzo 2009
LA PERSONA AL CENTRO DELLA CRISI ECONOMICA
In questo periodo viviamo una crisi finanziaria ed economica molto preoccupante, ci si chiede, è davvero il capitalismo ad essere responsabile dei problemi odierni?
Già nell’Enciclica Centesimus Annus, di Giovanni Paolo II del 1991 si può trovare una risposta, ancora di straordinaria attualità, che dimostra la grande capacità anticipatrice della dottrina sociale: se con “capitalismo si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia”, allora la risposta alla domanda iniziale è certamente negativa. Non si può scindere l’economia dall’etica e dalla libertà dell’uomo. Nell’analisi di questa crisi Benedetto XVI ha ricordato come l'attività finanziaria è talvolta guidata da logiche puramente autoreferenziali e prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune. Questo secondo noi non deve tramutarsi in un giudizio negativo sul vero significato della finanza che ha il compito di sostenere nel lungo termine la possibilità di investimenti e quindi di sviluppo. Il problema è quello di superare la tentazione di fare i propri affari in tutta libertà. Questa libertà di comprare e vendere rischi finanziari su un mercato anonimo che non chiede l'impegno dei legami, alla lunga, si è davvero rivelata fatale. La sfrenata speculazione ha fatto salire e abbassare i prezzi secondo il capriccio e l'avidità, provocando squilibri e gravi conseguenze prima di tutto nei paesi in via di sviluppo e alla fine anche da noi.
E’ necessario allora recuperare virtù come onestà, lealtà, sacrificio, magnanimità, umiltà. La centralità della persona, la risorsa umana come valore determinante è appunto una recente riscoperta del mondo economico: aumentare la fiducia è necessario al buon andamento dell’economia. L’esigenza è di ripartire dalla persona, se non so chi è l’uomo, tutto l’impegno etico della nuova economia è come privo di fondamenta. Investire sulla persona, sulle sue capacità, sulla sua creatività e rimettere al centro l’etica è la via per rispondere alla crisi. Bisogna credere nelle capacità dell’uomo di reagire alla situazioni anche più difficili e di creare condizioni per lo sviluppo della società a favore del bene comune. Proprio perché noi siamo per la centralità della persona noi siamo per l’economia di mercato ma senza etica il sistema capitalistico e l’economia di mercato non possono sopravvivere. “Da questo punto di vista va sgomberato il campo dall'illusione che una politica di pura ridistribuzione della ricchezza esistente possa risolvere il problema in maniera definitiva”, osserva il papa che continua “In un'economia moderna, infatti, il valore della ricchezza dipende in misura determinante dalla capacità di creare reddito presente e futuro”. Il lavoro dell’uomo deve tornare ad essere il valore aggiunto e la ricchezza creata dal lavoro e dalle capacità dell’uomo deve tornare ad essere solidale. Affidiamo la conclusione di questa nostra breve riflessione alle parole di Benedetto XVI nell’omelia del primo gennaio 2009: “Dio si era fatto povero per noi, per arricchirci della sua povertà piena d’amore, per esortarci a frenare l’ingordigia insaziabile che suscita lotte e divisioni, per invitarci a moderare la smania di possedere e ad essere così disponibili alla condivisione e all’accoglienza reciproca”.
Già nell’Enciclica Centesimus Annus, di Giovanni Paolo II del 1991 si può trovare una risposta, ancora di straordinaria attualità, che dimostra la grande capacità anticipatrice della dottrina sociale: se con “capitalismo si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia”, allora la risposta alla domanda iniziale è certamente negativa. Non si può scindere l’economia dall’etica e dalla libertà dell’uomo. Nell’analisi di questa crisi Benedetto XVI ha ricordato come l'attività finanziaria è talvolta guidata da logiche puramente autoreferenziali e prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune. Questo secondo noi non deve tramutarsi in un giudizio negativo sul vero significato della finanza che ha il compito di sostenere nel lungo termine la possibilità di investimenti e quindi di sviluppo. Il problema è quello di superare la tentazione di fare i propri affari in tutta libertà. Questa libertà di comprare e vendere rischi finanziari su un mercato anonimo che non chiede l'impegno dei legami, alla lunga, si è davvero rivelata fatale. La sfrenata speculazione ha fatto salire e abbassare i prezzi secondo il capriccio e l'avidità, provocando squilibri e gravi conseguenze prima di tutto nei paesi in via di sviluppo e alla fine anche da noi.
E’ necessario allora recuperare virtù come onestà, lealtà, sacrificio, magnanimità, umiltà. La centralità della persona, la risorsa umana come valore determinante è appunto una recente riscoperta del mondo economico: aumentare la fiducia è necessario al buon andamento dell’economia. L’esigenza è di ripartire dalla persona, se non so chi è l’uomo, tutto l’impegno etico della nuova economia è come privo di fondamenta. Investire sulla persona, sulle sue capacità, sulla sua creatività e rimettere al centro l’etica è la via per rispondere alla crisi. Bisogna credere nelle capacità dell’uomo di reagire alla situazioni anche più difficili e di creare condizioni per lo sviluppo della società a favore del bene comune. Proprio perché noi siamo per la centralità della persona noi siamo per l’economia di mercato ma senza etica il sistema capitalistico e l’economia di mercato non possono sopravvivere. “Da questo punto di vista va sgomberato il campo dall'illusione che una politica di pura ridistribuzione della ricchezza esistente possa risolvere il problema in maniera definitiva”, osserva il papa che continua “In un'economia moderna, infatti, il valore della ricchezza dipende in misura determinante dalla capacità di creare reddito presente e futuro”. Il lavoro dell’uomo deve tornare ad essere il valore aggiunto e la ricchezza creata dal lavoro e dalle capacità dell’uomo deve tornare ad essere solidale. Affidiamo la conclusione di questa nostra breve riflessione alle parole di Benedetto XVI nell’omelia del primo gennaio 2009: “Dio si era fatto povero per noi, per arricchirci della sua povertà piena d’amore, per esortarci a frenare l’ingordigia insaziabile che suscita lotte e divisioni, per invitarci a moderare la smania di possedere e ad essere così disponibili alla condivisione e all’accoglienza reciproca”.
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