venerdì 20 ottobre 2017

Le ragioni del referendum

Un referendum che avrà probabilmente effetti pratici limitati ma che ripropone la questione politica di una devoluzione fiscale ancora non attuata in Italia.

Il quesito del referendum chiede

Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”
 
Ecco alcuni numeri che possono aiutare a comprendere le ragioni del referendum
 


 
 

ISIS e curdi cosa succede in IRAQ e SIRIA?

In questi giorni dalla Siria e dall'Iraq sono arrivate due notizie importanti e che indicano che sta forse per iniziare una nuova stagione anche se non è detto sia più pacifica della precedente.
Dopo la caduta a settembre di Deir Ezzor da parte delle forze governative di Assad e dei loro alleati russi e sciiti, ieri è stata liberata dai curdi e dagli americani la città di Raqqa, dichiarata capitale del Califfato ISIS, che già aveva perso Mosul in Iraq l'estate scorsa.
Finisce così lo stato dell’ISIS in quanto area territoriale occupata e controllata, in Siria come in Iraq i vincitori devono ora decidere come gestire interessi differenti. Russi e americani in Siria appoggiano fronti opposti difficilmente conciliabili con in più l’incognita dei turchi e dei curdi.
I curdi che con un referendum hanno dichiarato l’indipendenza del Kurdistan in Iraq, una mossa forse avventata, dovuto ai risultati positivi dei peshmerga curdi nella lotta contro l'ISIS e all'illusione che questo avrebbe agevolato la loro richiesta con il sostegno dei loro alleati sul campo militare. Hanno invece dovuto subito abbandonare Kirkuq occupata dall’esercito di Bagdad e dagli sciiti. Una grave perdita visto che hanno dovuto cedere anche i pozzi petroliferi dell'aerea. Bagdad avrebbe il controllo del 75% dei barili di petrolio al giorno estratti nella regione del Kurdistan, quindi quindi a parte la perdita di un territorio importante come quello di Kirkuk, l'autonomia sarebbe stata di fatto ridimensionata economicamente.;I curdi mantengono comunque il controllo di una vasta area e di Erbil, per ora non c’è stato uno scontro armato ma praticamente dopo averli usati per combattere l’Isis ora rischiano di diventare la causa di un nuovo conflitto perché nessuno, né Turchia, né Iraq, né Iran vogliono uno stato curdo.
Insomma la fine dell’Isis non coinciderà con la fine dei conflitti in Iraq e Siria, inoltre c’è l’incognita di dove finiranno le centinaia di combattenti ISIS scappati da Mosul e Raqqa e che ripercussioni avranno sulle cellule islamiste che da anni si richiamano all’ISIS per compiere attentati.

martedì 17 ottobre 2017

Il PD sfiducia l'attuale Governatore della Banca d'Italia: era ora!


Il PD sfiducia l'attuale Governatore della Banca d'Italia con queste parole "l'efficacia dell'azione di vigilanza della Banca d'Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall'emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che a prescindere dalle ragioni che le hanno originate - sulle quali si pronunceranno gli organi competenti, ivi compresa la Commissione d'inchiesta all'uopo istituita - avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie" , anche se poi riviste nel testo della mozione finale, si conclude con la richiesta di una "figura più idonea a garantire nuova fiducia" nell'istituto di via Nazionale.

Un solo comment : ERA ORA!

Nessuno spazio nella manovra economica per il sostegna alla maternità e alle famiglie

Oramai è un data conosciuto, l’Italia soffre una grave crisi demografica che comporterà e già incominciamo a vederlo in questi ultimi anni, una diminuzione della popolazione, e soprattutto un rovesciamento della cosiddetta piramide demografica, ovvero avremo sempre più anziani e meno giovani. Di fronte a questo grave problema che avrà pesanti effetti economici e di sostenibilità del nostro welfare state ci si aspetterebbe un chiaro segnale da parte della politica per sostenere la natalità e le famiglie con figli. Invece abbiamo assegni familiari ridicoli, sgravi fiscali che riguardano tante cose, dall’edilizia al nuovissimo bonus per verde e giardini solo per citare due esempi, tra l’altro senza alcun distinguo di reddito come invece si richiede per bonus scolastici o bonus bebè ad esempio, e nessun aiuto alle famiglie. I soldi quindi ci sono ma non sono indirizzati alle vere priorità del paese. E poi apprendiamo infine che mentre nella manovra appena approvata dal Consiglio dei Ministri non c'è nessuno stanziamento per aiutare le madri che vogliono tenere il bambino ma hanno difficoltà economiche (si sa la metà degli aborti in Italia ha come principale motivazione quella economica)  in compenso il governo ha tolto l'obbligo di ricetta per le pillole abortive.

Attentati In Somalia e non solo

Ci sono attenti e attentati, evidentemente ciò che colpisce i paesi africani conta un po medo per i media. In Somalia infatti c'è stata una vera e propria carneficina . In seguito agli attentati a Mogadiscio si sono avuti 300 morti, centinaia di feriti. Il doppio attacco suicida sarebbe opera dei terroristi di al-Shabaab. Come riferisce Avvenire, la prima esplosione, apparentemente innescata da un camion-bomba, ha colpito l’entrata di un albergo, il Safari Hotel, nella zona delle ambasciate e su una delle arterie più trafficate della capitale, dove di recente i terroristi di al-Shabaab hanno messo a segno una serie di attentati. Qui si registra la maggior parte delle vittime, con molte persone rimaste sotto le macerie dell’albergo in parte distrutto.

Arrivano poi la notizia di 3 soldati delle forze speciali Usa morti ed in un agguato durante una pattuglia con truppe locali in Niger. Abbiamo poi l'ennesimo attacco alla comunità copta egiziana con l'uccisione di un prete copto in Egitto e l'ennesimo attacco ad una università in Kenya.

Tutti questi episodi come i continui attacchi, vedi Marsiglia per ultimo, testimonaino come il problema del terrorismo purtroppo rimarrà una questiona ancora aperta anche dopo la caduta dell'ISIS in Iraq e Siria.

mercoledì 11 ottobre 2017

La crisi catalana


La crisi innescata dai movimenti indipendentisti della Catalogna sembra aver superato i limiti consentiti. In questa crisi si possono evidenziare diversi errori da entrambe le parti.

La Spagna e il suo governo non ha messo in opera azioni preventive e iniziative legislative che potessero spegnere in anticipo alcune dei punti alla base delle richieste di indipendenza spagnole (prime fra tutte una devoluzione fiscal maggiore). Nell'impedire un referendum illegale l'uso della forza è sembrato eccessivo. Non ha sostenuto i movimenti unionisti ben presenti anche in Catalogna come dimostrano le ultime manifestazioni.

Dall'altra parte gli indipendentisti catalani hanno rotto l'equilibrio con una pretesa indipendenza oramai francamente fuori dalla storia, nessuno stato nazionale può accettare una divisione del proprio territorio. La scelta di un percorso illegale aggrava la posizione eversiva degli indipendentisti come anche la loro pretesa di rappresentare la maggioranza dei catalani, i dati del referendum dimostrano semmai il contrario.

Insomma si sono spinti troppo oltre e recuperare la situazione ora sarà complesso. Le ripercussioni politiche ed economiche saranno molto pesanti per la Catalogna e le sue pretese anti-storiche.

In questa vicenda ha un po sorpreso il ruole del Re di Spagna, oviamente custode e garante dell'unità della Spagna, ma sembra non sia riuscito a svolgere un ruolo di mediatore e facilitatore per favorire un dialogo che evitasse la crisi.

L'Europa giustamente invece si è pronunciata a favore dell'unità spagnola. La pretesa di chiedere all'Europa un ruolo di mediatore da parte dei catalani, è assurda perchè significherebbe ammettere che ci sono due entità statali ma così non è perché la secessione unilaterale è illegal. Inoltre se si permettesse in Spagna altrte regioni in Europa seguirebbero la via illegale delle secessioni e questo creerebbe una crisi della UE. Inoltre la Catalogna non può contrattare per lo stesso motivo accordi commerciali bancari con i paesi UE. La Catalogna non è la Brexit.

Miracoli della fede a Milano



Domenica 24 settembre la città accoglieva con migliaia di persone il nuovo arcivescovo Delpini

Sabato 30 settembre la città si ritrovava radunata in festa per i nuovi diaconi, con folle festanti ad attendere i nuovi diaconi dopo la cerimonia che occupavano l’area tra il Duomo e l’arcivescovado

Sabato scorso circa 5mila giovani in Duomo di Milano per la #RedditioSymboli si incontravano con l'arcivescovo Delpini

Per una città, frenetica, piena di tante occasioni di diverso tipo, in continuo fermento, che a volte viene descritta come una città in cui le relazioni sono difficili da costruire, questi eventi, questa partecipazione, questi gesti, appaiono un miracolo della fede e un segno di speranza, che ricorda che anche in grande città moderna e multiculturale si può vivere la relazione sia con Dio sia con gli altri, a dispetto di tanti stereotipi che vorrebbero mettere in contrapposizione la modernità con la relazione.

Ha proprio ragione SE l’ArcivescoVO di Milano Mons Delpini che nella sua prima messa in Duomo ha ricordato alla città  «Non disperate dei giovani e della società, Dio ama ciascuno e lo rende capace di amare» e ancora in un messaggio pieno di fiducia e contro ogni pessimismo e disfattismo “Non c’è nessun luogo della terra, non c’è nessun tempo della storia, non c’è nessuna casa e nessuna strada dove non ci sia l’amore di Dio. La gloria di Dio riempie la terra perché ogni essere vivente è amato da Dio”.


Lettera pubblicata su Avvenire il 17 Ottobre e commentate da Marina Corradi
«Non c’è nessuna casa e nessuna strada dove non ci sia l’amore di Dio». Che respiro antico e grande viene, ancora una volta nei secoli, dal Duomo di Milano. Un fiato di speranza e di fiducia in Dio, e negli uomini. Fiducia non illusoria, ma fondata nella certezza di Cristo presente nella Storia. Ogni mattina attorno alle otto osservo questa città frenetica che già dall’alba sferraglia nei suoi lunghi tram, mentre i camion della spazzatura passano lenti e ingoiano voraci, rumorosi, nelle bocche di metallo i resti del giorno prima. Già ai caselli delle autostrade si accodano, i fari accesi, le colonne delle auto dei pendolari. Dalle scale delle stazioni della metropolitana la gente sale e scende veloce, quasi di corsa. Sono studenti, manager, mamme con i bambini in braccio. Qui e là, però, qualcuno cammina più lento, come non avesse alcun ufficio che lo attende. Qualcuno invece – non pochi – sta fermo a un angolo e allunga una mano, a chiedere l’elemosina. Nei bar, frenetico è il battere dei filtri del caffè svuotati sul bancone, mentre la gente si accalca, zucchera, gira, beve e se ne va. È un motore, un grande congegno in movimento Milano nel primo mattino. E se per un giorno non corri anche tu la osservi un po’ intimorito: non ci sarà, nell’automatismo veloce degli ingranaggi del congegno, qualcuno che ne resta schiacciato? Probabilmente c’è. Lo si leggerà forse domani in cronache amare, di chi non ce l’ha fatta, di chi ha ceduto. Eppure il vescovo Mario, nuovo pastore della Chiesa ambrosiana, nelle sue prime parole in Duomo ha voluto esortarci a una grande speranza. «Non disperate... Dio continua ad attrarre con il suo amore e a seminare in ogni uomo e in ogni donna la vocazione ad amare». In ognuno di quelli che stanno nascendo oggi alla Mangiagalli, alla Macedonio Melloni, al Buzzi e in tutte le maternità cittadine, in tutti quei bambini piccolissimi dalla pelle di ogni colore, Dio, ci promette l’arcivescovo di Milano, pone la vocazione ad amare. Seme, orma, destino, incancellabile in ogni uomo. Ci fa bene, in questo tempo in cui allo scetticismo degli atei e dei lontani si affianca, fra alcuni cristiani, un nuovo pessimismo – quasi che la Chiesa e il mondo non potessero che sbagliare e finire – sentirci ripetere le frasi ascoltate in Duomo. È quello sguardo buono e fiducioso che appartiene al cristianesimo più profondo. Scriveva nel 1929 un futuro grande arcivescovo di Milano e Papa, Giovanni Battista Montini, che il cristiano guarda al mondo non come a un «abisso di perdizione» ma come a «un campo di messe». Come a un campo di messe, che sarà certo insidiato dalla gramigna, ma che darà frutto buono. È questa la eredità che assaporiamo in quel respiro dal Duomo, nelle parole del nuovo arcivescovo di Milano.