venerdì 25 luglio 2014

A Mosul dopo 2000 anni non ci sono piu cristiani

In Iraq si è insediato il nuovo califfato, guidato dai sunniti arrivati dalla Siria e alleatisi coi sunniti locali, che hanno imposto le leggi islamiche e cominciato a uccidere e cacciare i cristiani e gli sciiti. Hanno distribuito dei volantini ai leader cristiani di Mosul minacciandoli di violenza se non si convertono dando come unica alternativa il pagamento di una tassa per gli infedili o la fuga in 24 ore. Le case dei cristiani sono state marchiate con una «N» per discriminare, per derubare legalmente: «N» come «nasara», seguace del Nazareno, cioè cristiano.
Ma già nei giorni scorsi è stata distrutta la tomba del profeta Giona e danneggiata la chiesa di sant’Efrem (dichiarato dottore della chiesa dal Benedetto XV nel 1920) e delle trentacinque chiese di Mosul, undici sono state date alle fiamme. Nelle altre, gli altari sono stati apparecchiati con i drappi neri inneggianti alle milizie jihadiste, le statue delle madonne e dei santi abbattute, è stato dato alle fiamme l’episcopio siro-cattolico di Mosul, il patriarca Ignace Joseph III Younan a Roma ha detto “La situazione è disastrosa, non ci sono più cristiani”. Prima del 2003, i cristiani in citta' erano circa 60.000. Ma il numero si era ridotto a 35.000 prima di giugno di quest'anno, ha detto il patriarca caldeo di Baghdad, mons. Louis Raphael Sako I, 10.000 erano scappati subito dopo la conquista della citta' da parte dei miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis). Papa Francesco durante l’angelus di domenica 20 luglio ha ricordato i cristiani di Mosul “Carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati, io so quanto soffrite, io so che siete spogliati di tutto” “Sono con voi nella fede in Colui che ha vinto il male!” è stato questo il cuore del messaggio del Santo Padre rivolto alla drammatica situazione dei cristiani a Mosul dove, dopo quasi 2000 anni, non ci sono più cristiani. Una situazione "scioccante", come l'ha definita mons. Saad Syroub, vescovo ausiliare caldeo di Bagdad. E il mondo tace.
Dalla Siria all’Iraq, dalla Nigeria al Sudan arco integralista mostra un disegno egemone che colpisce direttamente i cristiani. Si tratta soprattutto di una lotta nel mondo islamico tra sciiti e sunniti ma i primi ad essere sacrificati e cacciati sono i cristiani. Il rischio che i cristiani spariscano da alcune regioni è grave e impoverirebbe gli stessi paesi dove sempre i cristiani contribuiscono alle comunità in cui vivono. Cresce una cultura dell’odio che prima o poi toccherà direttamente anche noi , non dobbiamo disinteressarci dei nostri fratelli cristiani nel mondo.
Colpisce il silenzio dei leader occidentali e del mondo islamico moderato che non riesce a condannare i fatti che stanno colpendo la comunità cristiana in Iraq. il vescovo ausiliare caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, definisce quanto accade a Mosul “una macchia indelebile nella storia dell’umanità. Fino a oggi non abbiamo visto nessun leader politico o religioso. Mi chiedo dove sia l’Europa, dove siano gli Stati Uniti”. Colpisce anche il silenzio di quello che viene identificato come mondo islamico moderato, certo c'è la testimonianza di singole persone di fede mussulmana che si adoperano per aiutare i cristiani, ma voci ufficiali sono troppo deboli o assenti.
Ricordiamo che la libertà di religione è alla base della convivenza civile “Infatti l'esercizio della religione, per sua stessa natura, consiste anzitutto in atti interni volontari e liberi, con i quali l'essere umano si dirige immediatamente verso Dio: e tali atti da un'autorità meramente umana non possono essere né comandati, né proibiti. Però la stessa natura sociale dell'essere umano esige che egli esprima esternamente gli atti interni di religione, comunichi con altri in materia religiosa e professi la propria religione in modo comunitario. Tutelare e promuovere gli inviolabili diritti dell'uomo è dovere essenziale di ogni potere civile (6). Questo deve quindi assicurare a tutti i cittadini, con leggi giuste e con mezzi idonei, l'efficace tutela della libertà religiosa, e creare condizioni propizie allo sviluppo della vita religiosa, cosicché i cittadini siano realmente in grado di esercitare i loro diritti attinenti la religione e adempiere i rispettivi doveri, e la società goda dei beni di giustizia e di pace che provengono dalla fedeltà degli uomini verso Dio e verso la sua santa volontà” DICHIARAZIONE SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA DIGNITATIS HUMANAE

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