La guerra in Iran e nel Golfo Persico che
ha comportato la chiusura dello stretto di Hormuz e il bombardamento di
raffinerie e impianti di produzione del gas ha creato una crisi a livello
globale sia per il mercato del gas e del petrolio ma anche per altri derivati
non meno importanti come i fertilizzanti o l’elio usato per i semiconduttori,
una crisi che potra’ essere di lungo periodo.
L’instabilità
dell’area e i missili e droni che hanno colpito emirati arabi uniti in
particolare ma non solo, hanno messo in crisi anche il modello economico basato
sul turismo nei paesi del Golfo e quello degli
investimenti immobiliari negli stessi paesi, un modello basato su lusso e benessere
che certo stride con una guerra.
Ancora una volta colpito ripetutamente
Israele e questo ha messo nuovamente in crisi i pellegrinaggi , tutto è chiuso durante
il periodo Pasquale, come mostra anche la vicenda del Cardinale Pizzaballa
soggetto alle restrizioni per l’accesso al Santo Sepolcro. Una nuova disgrazia
per i commercianti e le popolazioni cristiane che vivono sul turismo religioso.
L grave
crisi militare ha allargato il conflitto anche all’Iraq costringendo il ritiro dei contingenti internazionali per colpa dei
continui attacchi da parte dei gruppi filoiraniani presenti, l’Iraq rischia di
essere sconvolto da una guerra civile, anche la zona curda è sotto pressione.
Le basi USA
nel Golfo sono sotto attacco e forse questa crisi rimetterà in discussione il
modello di cooperazione tra gli stati del Golfo e gli USA, potrebbero
addirittura ridiscuterne la presenza.
Un paese che ancora di più sta pagando il
prezzo di questa guerra e’ il Libano con centinaia di migliaia di sfollati dal
sud dove Israele sta occupazione e bombardando tutta la zona di confine e
interi villaggi e le infrastrutture colpita ripetutamente anche i quartieri
sciiti a Beirut. Se il disarmo di Hezbollah e’ una richiesta legittima di
Israele e il governo di Beirut e’ favorevole anche se nn riesce ad attuarla ,
meno legittimo è lo sfollamento di intere cittadine del sud del Libano e i
bombardamenti aerei di Beirut.
Una via di uscita facile come avevamo anticipato
fin dall’inizio appare molto difficile viste le capacità di resistenza dell’Iran
che si è dimostrato capace di continuare a colpire i suoi vicini e che usa l’arma
del blocco dello stresso di Hormuz a suo vantaggio.

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