Papa Leone ricorda che la strage degli
innocenti , la strage dei bambini che stavano a “Betlemme e in tutto il suo
territorio” ha colpito generazioni di cristiani e ha ispirato un impressionante
numero di artisti perché ogni epoca vi ha trovato una rispondenza con il
proprio tempo. Il Natale ci parla di Erode così come la Pasqua ci parla di
Pilato. C’è un filo nero nella storia. Ma anche uno bianco. Ci sono spazi e
percorsi di pace sottolinea il Papa e ricorda che «l’opera di Dio continua
nel mondo, diventando persino più percepibile e luminosa nell’oscurità dei
tempі», come ha scritto Papa Leone nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della
Pace 2026.
Il Papa ricorda come troppi responsabili
politici, troppi manipolatori del discorso pubblico, propongono una normalizzazione dell’idea di
conflitto; suggeriscono il si vis pacem para bellum, il “realismo” del riarmo, se non
del colpo preventivo. Si fa passare il multilateralismo come un
impaccio, il negoziato diventa intelligenza con il nemico, l’approfondimento
delle questioni debolezza. Si ragiona più come tifosi delle parti che per la
ricerca della pace. D'altronde si vuole la pace c'è bisogno di chi non sia
schierato e crei ponti e dialogo anche tra nemici. In Europa si
diffonde un’isteria bellicista, quasi fossimo già in guerra , ha detto il papa
all’Angelus il 26 dicembre: «Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via
disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal
discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici».
Papa Leone ricorda
anche che è importante come ci si esprime,
come si pensa, pensare che sfoderare la spada sia l'unica soluzione, silenziare
e denigrare il dialogo porta alla guerra invece bisogna osare passi di pace.

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