Nel primo Natale di Papa Leone XVI sottolineiamo il suo approccio “gentile” ma deciso nel richiamare la centralità di Gesù, nel richiamare la scelta di Dio di farsi piccolo come un bambino per salvare l’uomo, nel scegliere una pace disarmata invece che scegliere la potenza.
Nella notte
di Natale papa Leone XIV afferma “Il chiaro segno dato al mondo buio è
infatti «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12).
Per trovare il Salvatore, non bisogna guardare in alto, ma contemplare in
basso: l’onnipotenza di Dio rifulge nell’impotenza di un neonato; l’eloquenza
del Verbo eterno risuona nel primo vagito di un infante; la santità dello
Spirito brilla in quel corpicino appena lavato e avvolto in fasce”. E cita Benedetto
XVI,( Omelia nella notte di Natale, 24 dicembre 2012). Definendo così
attuali, le sue parole di che “ci ricordano che sulla terra non
c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo: non accogliere l’uno significa
non accogliere l’altro. Invece là dove c’è posto per l’uomo, c’è posto per
Dio”.
Papa Leone
XIV cita poi Sant Agostino condannando una economia che sfrutta l’uomo e
richiamando la necessità di riaffermare la dignità di ogni persona “Nel
bambino Gesù, Dio dà al mondo una vita nuova: la sua, per tutti. Non un’idea
risolutiva per ogni problema, ma una storia d’amore che ci coinvolge. Davanti
alle attese dei popoli Egli manda un infante, perché sia parola di speranza;
davanti al dolore dei miseri Egli manda un inerme, perché sia forza per
rialzarsi; davanti alla violenza e alla sopraffazione Egli accende una luce
gentile che illumina di salvezza tutti i figli di questo mondo. Come notava
Sant’Agostino, «la superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti
soltanto l’umiltà divina» (Sermo in Natale Domini 188, III, 3). Sì, mentre
un’economia distorta induce a trattare gli uomini come merce, Dio si fa simile
a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona. Mentre l’uomo vuole
diventare Dio per dominare sul prossimo, Dio vuole diventare uomo per liberarci
da ogni schiavitù”.
Infine
ricordando il Giubileo della speranza, ricorda le parole di Papa Francesco “che affermava
che il Natale di Gesù ravviva in noi «il dono e l’impegno di portare speranza
là dove è stata perduta», perché «con Lui fiorisce la gioia, con Lui la vita
cambia, con Lui la speranza non delude» (Omelia nella notte di Natale, 24 dicembre 2024). E conclude dicendo “proclamiamo allora
la gioia del Natale, che è festa della fede, della carità e della speranza”.
La mattina
di Natale, quando presiede la santa messa, primo Papa dopo Giovanni Paolo II,
ricorda il tema della pace e ci invita ad andare verso l’altro a non rimanere
indifferenti: “La pace di Dio nasce da un vagito accolto, da un pianto
ascoltato: nasce fra rovine che invocano nuove solidarietà, nasce da sogni e
visioni che, come profezie, invertono il corso della storia” {...} il Natale
rimotiva una Chiesa missionaria, sospingendola sui sentieri che la Parola di
Dio le ha tracciato. Non serviamo una parola prepotente – ne risuonano già
dappertutto – ma una presenza che suscita il bene, ne conosce l’efficacia, non
se ne arroga il monopolio. Ecco la strada della missione: una strada verso
l’altro”. E prima aveva ricordato che il dono della pace che riceviamo
con la venuta di Gesù “è coinvolgente, cerca accoglienza e attiva la
dedizione. Ci sorprende perché si espone al rifiuto, ci incanta perché ci
strappa all’indifferenza. È un vero potere quello di diventare figli di Dio: un
potere che rimane sepolto finché stiamo distaccati dal pianto dei bambini e
dalla fragilità degli anziani, dal silenzio impotente delle vittime e dalla
rassegnata malinconia di chi fa il male che non vuole”.

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