lunedì 17 marzo 2014

La crisi ucraina è complessa e pericolosa. Prevalga il dialogo

Oggi la crisi ucraina ha segnato una svolta con il referendum che ha dichiarato che la maggior parte della popolazione della Crimea vuole il ricongiungimento della Russia.

Non sappiamo come andrà a finire ma forse conviene rivedere un po' com’è nata questa crisi.

Tutto nasce dalla mancata adesione dell’Ucraina alla collaborazione economica con la Ue decisa da Yanukovic a cui segue una protesta inizialmente pacifica e poi molto dura contro il governo corrotto del filorusso Yanukovic.

Alle giornate di sangue segue la cacciata di Yanukovic e l’intervento dei russi in Crimea che praticamente la occupano e da qui la convocazione del referendum.

Diciamo che se si leggono commenti su diversi siti sulla vicenda Ucraina a seconda della fonte si va dalla tesi dei neofasciti ucraini pagati dagli Usa per strappare l’Ucraina alla Russia fino all’estremo opposto dove la Russia viene paragonata alla Germania degli anni trenta che annetteva territori dove c ‘erano i tedeschi e adesso sono i russi annettono i territori dove ci sono i russi, vedi anche i casi della Transnistria in Moldova, e di Abkhazia e Ossezia del Sud in Georgia.

Queste analisi sono probabilmente lontane dalle vere ragioni che sono principalmente geopolitiche e che vedono contrapposti in una partita internazionale Usa e Russia. Gli Usa hanno appoggiato la rivolta forse scegliendo però gli alleati meno opportuni, che hanno perso il controllo nei giorni della rivolta e nei primi giorni del nuovo governo in cui come prima legge hanno decretato illegale la lingua russa dando adito ai russi e a Putin di ergersi come difensore della minoranza russofona. Putin ha sicuramente spinto Yanukovic a rompere con la Ue e lo dimostrano i 15 miliardi promessi in cambio, una decisione non condivisa dalla maggior parte della popolazione che vede invece nell’adesione alla UE il traguardo di un percorso per raggiungere la piena autonomia dalla Russia e una vera libertà negata dal regime di Yanukovic che ha usato una repressione feroce e spietata e già nel passato ha mostrato di trattare oppositori e nemici politici senza alcun rispetto democratico oltre a rappresentare un sistema corrotto. Lo diciamo non abbiamo nessun rimpianto per la cacciata di Yanukovic. Sicuramente gli Usa non hanno però fatto bene i conti sottovalutando la reazione di Putin che ha subito occupato la Crimea.  Certo l’attuale rischio di una disgregazione dell’Ucraina è anche frutto della sua artificiosa formazione lungo la storia, è da sempre divisa per etnie e tra parte occidentale filo-Ue e orientale filo-russa, ma certamente separazioni non concordate e unilaterali appaiono oggi fuori dalla storia. Certo oggi specie in Europa si respira una nuova aria con tendenze scissioniste dalla Catalogna alla Scozia, e  i ricorsi storici sono vari e in particolare la separazione del Kosovo dalla Serbia ha creato un precedente anche se non riconosciuto dai Russi che ora vorrebbero il riconoscimento della Crimea. C’è anche il caso di Timor Est e del Sud Sudan, ma sia questi casi sia quello del Kosovo furono preceduti da violenze e violazioni dei diritti umani verso le minoranze perseguitate di queste regioni, il caso della Crimea non può certo appellarsi a violenze nei confronti dei russi.

Ogni uso della forza ed escalation militare è oggi da condannare, come l’occupazione delle regioni dell’est da parte dei russi: tutto ciò provocherebbe una crisi gravissima.

Non sappiamo come andrà a finire, se vale di più il referendum e la volontà dei filo-russi di Crimea di tornare con la Russia (anche se la situazione con i soldati russi può essere ritenuta poco libera) o il diritto dell’integrità nazionale dei filo –Ue di Kiev, sicuramente molti errori sono stati commessi e ci auguriamo che prevalga la volontà di una soluzione intermedia che possa rappresentare una vera mediazione tra le parti. Inaccettabile sarebbe una guerra civile dagli esiti disastrosi sulla popolazione.

La Ue e a Mosca sono ormai legate da forti legami economici e interscambi e forse per questo proprio la Germania sembra la più intenzionata a mediare. Gli Usa hanno dimostrato poca attenzione alla Ue che d’altro canto come al solito dimostra di non avere una politica estera comune. La Russia di Putin gioca geograficamente e militarmente da una posizione di superiorità ma deve sapere che la rottura con l’Occidente non produrrà nel medio termine benefici men che meno un confronto armato o la guerra civile in Ucraina.

Sintomo di quello che desiderano le popolazioni è l’impegno delle chiese. Sia le chiese ortodosse di Ucraina che quelle legate a Mosca e quella cattolica di rito orientale premono per un accordo e il mantenimento dell’unità dell’Ucraina. Il desiderio di non accettare più che un governo decida senza tener conto della volontà del paese e del popolo, negli ucraini come in molti russi è forte. Anche a Mosca la gente non simpatizzava certo per la repressione della protesta ucraina, nessuno vuole tornare al tempo sovietico in cui tutto avveniva senza democrazia. Putin dovrà tenerne conto. In fondo l’Ucraina non è certo la Georgia da questo punto di vista, i legami storici e di amicizia tra russi e ucraini sono molto più forti nonostante tutto.


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