martedì 14 giugno 2011

Commento al risultato dei referendum

Eccoci il giorno dopo i referendum, che dire…ha vinto chi voleva i referendum. Ha vinto però anche il desiderio di partecipazione dei cittadini troppo spesso mortificato con l’attuale sistema elettorale. Ha vinto il desiderio di partecipare alle scelte del paese. Ne è sicuramente sconfitto il Governo che ha proposto altre vie ma che non ha avuto nemmeno la forza di difenderle. Ha vinto chi voleva cancellare il nucleare tra le possibili fonti energetiche per l’Italia, ha vinto chi ha voluto opporre ideologicamente il pubblico contro il privato.

Allora ecco alcune considerazioni che partono da quelle già espresse nell’articolo precedente:
la vittoria dei referendum è frutto di una campagna basata sulle paure, la paura del nucleare suscitata dall’incidente di Fukushima, la paura di perdere l’acqua, la paura che aumentino le tasse…beh allora diciamo subito che nel nostro cammino di formazione cristiana ci hanno insegnato che le decisioni importanti vanno prese con serenità e non spinte dall’ansia e dalla paura quindi aver indotto a scegliere con questi sentimenti è sbagliato. Ma questo si è mostrato sbagliato anche nelle recenti amministrative dove chi ha puntato solo sulle paure della gente si è visto sconfitto.

Prendiamo in esame il referendum sul nucleare, un aspetto che preoccupa è il messaggio culturale di sfiducia che è passato come se l’Italia non fosse in grado di controllare le centrali nucleari, che il rischio è un limite insuperabile nel criterio delle scelte e anche come messaggio educativo ci sembra per lo meno dubbio perché molte delle scelte quotidiane sono basate su un fattore di rischio; un esempio è la scelta del Giappone confermata dal ministro dell'Industria giapponese che commentando i risultati del referendum italiano ha detto: «Comprendo le proteste dopo Fukushima, ma l'atomo resta uno dei pilastri della nostra politica energetica» Ci chiediamo perché fermare anche la ricerca fermando così anche possibili sviluppi tecnologici e innovativi? Certo si dice che bisogna investire nelle fonti alternative, ma nessuno dice che la realtà è che aumenteranno i consumi di gas e petrolio alla faccia dell’ecologismo e della riduzione dell’inquinamento. Senza parlare dei ritorni economici del campo petrolifero, poi ci si lamenta delle compagnie petrolifere che causano le guerre, ma si scelgono modelli energetici che ne mantengono il potere di influenza.

Sul referendum dell’acqua come abbiamo già scritto, in 2 anni, tra raccolta firme e campagna referendaria, si è fatto scempio della cultura della dottrina sociale della Chiesa e della sussidiarietà buttate nel cestino dalla falsa propaganda dell'acqua pubblica. Ciò che impressiona come ben sottolineato da don Gabriele Magiarotti su cultura cattolica è la strumentalizzazione dei testi del Magistero della Chiesa piegati alla propria idea con volontarie e decisive omissioni, il caso più clamoroso è stato quello del punto n485 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa dove ci si è sistematicamente dimenticati di riportare che “l'acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato”. Ci domandiamo ma tra i sacerdoti e i cattolici impegnati nel sociale che sempre mettono al primo posto la moralità non sorgono dei punti interrogativi su questa modalità strumentale di esporre e spiegare il magistero e i suoi insegnamenti? Si poteva ovviamente essere contrari alla legge e alle modalità che indicava per una partecipazione del privato alla gestione delle risorse idriche, ma non si può storpiare il messaggio della Chiesa, il tema non era la privatizzazione dell’acqua. Si è insegnata una Dottrina Sociale della Chiesa che spinge a pensare che la partecipazione dei privati alla gestione dei servizi pubblici è sbagliata, ideologizzando che il pubblico è sempre bene e il privato sempre male. Ma questa non è la cultura cristiana e questo messaggio porterà visto il notevole impegno di giovani in questi referendum un serio problema culturale e di approccio nel mondo cattolico. Senza tener conto che il referendum agirà su tutto il sistema delle municipalizzate anche di altri settori. Si dice che la politica gestisce in maniera clientelare le nomine delle municipalizzate e cosa si decide? Si decide che tutto deve essere in mano ai politici che gestiscono i servizi tramite il comune. Si è perfino tirato in ballo il problema dell’acqua nel terzo mondo ma anche qui scusateci per l’Africa il problema è che nessuno mette soldi per costruire gli acquedotti, magari le multinazionali costruissero le reti idriche per i villaggi africani.

L’altro aspetto sul risultato del referendum e' di carattere economico: riusciremo a essere concorrenziali dal punto di vista dei costi energetici in modo da attrarre investimenti in Italia ? Non rischia di sfavorire la concorrenza e quindi ridurre lo sviluppo e l'abbassamento dei costi? I soldi non sono infiniti, si vuole insegnare giustamente un uso sobrio del denaro ma se si scarta a priori una collaborazione col privato gli investimenti pubblici in questi settori non rischieranno di togliere risorse ad altri dove la capacità di agire del privato è invece minore?

2 commenti:

  1. Ciao ,

    Innanzitutto bravi perchè seppur con idee spesso diverse dalle mie sapete sempre introdurre nel dibattito con chi vi segue
    argomenti e punti di vista molto interessanti.
    Chi vi scrive, secondo il vostro incipit , è uno dei vincitori dei referendum.
    In realtà credo che non abbia proprio vinto o perso nessuno.
    Ci sono state fatte 4 domande , c'è chi ha voluto rispondere e c'è chi non ha voluto farlo.
    Avete criticato il governo perchè dite "che non ha avuto nemmeno la forza di difenderle" .
    E voi ?
    Voi avete dichiarato pubblicamente che non sareste andati a votare, quindi anche a voi è mancato il coraggio
    di difendere le vostre idee ?
    Lasciamo perdere il diritto costituzionale ; per come avete descritto l'atteggiamento del governo voi dovreste considerarvi correi
    di questo ,peraltro inesistente, reato.
    Voi dite che ha vinto chi ha voluto opporre ideologicamente il pubblico contro il privato.
    Avete forse sentito qualcuno dei promotori dire che , in particolare sul tema dell'acqua , il pubblico è sempre bello e buono e il privato
    è sembre brutto e cattivo ?
    O non avete seguito il dibattito o siete in malafede.
    Non ritenete forse che il decreto Ronchi era talmente scritto coi piedi che prestava il fianco a critiche feroci da ogni parte ?
    Quei noti bolscevichi di Zaia e della Polverini credete siano abboccati all'amo dei referendari ?
    Ma secondo voi OBBLIGARE l'entrata dei privati nel sistema di gestione dell'acqua è una mossa furba e vantaggiosa per i cittadini ?
    Non lo sono , ma vi confesso che se per un secondo immaginassi di essere un imprenditore e mi dicessero che per legge DEVO entrare nel
    consiglio di amministrazione di qualcosa che dovrà gestire un servizio pubblico sapete che forse non mi strapperei i capelli per cercare
    di migliorare il servizio che per legge dovrò fornire oppure di abbassarne i costi per il cittadino ?
    Inoltre in questi giorni sono alla ricerca spasmodica di un investimento per i miei poveri risparmi.
    Gira e rigira il meglio che ho trovato è stato un investimento al 4.2 % lordo ma il capitale non era garantito ed il rischio era di una certa entità.
    Poi ho scoperto che se riuscivo a diventare il gestore del servizio idrico del mio paese minimo mi rimborsavano il 7% di quello che avevo investito inizialmente.
    Chiaramente però c'è un rischio d'impresa elevatissimo , sai oggi la gente beve l'acqua e si lava ma domani chissa se continuerà a farlo , quello dell'acqua è un mercato
    veramente difficilissimo dove non esistono certezze.

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  2. Con tutte questi rischi non riesco proprio a capacitarmi di come le più grandi multinazionali , anche non del settore dell'acqua , si stiano buttando a capofitto
    in questo business ??? sono proprio matti sti imprenditori ...
    Inoltre la concorrenza è veramente spietata ed infatti l'acuto sig. Ronchi ha fatto in modo che in ciascun ATO (ambito territoriale ottimale) i comuni appartenenti nominassero
    solo uno , dico solo uno , ente gestore.
    Voi dite inolre che : In merito al centro sinistra ricordiamo che i ministri Lanzillotta e Bassanini furono promotori insieme a Bersani nel governo Prodi di una legge analoga
    nel famoso pacchetto delle liberalizzazioni.
    Poco mi interessa l'accademia sul chi ha fatto cosa ma liberalizzare è un conto , privatizzare è un altro.
    Liberalizzare significa dire : se tu privato sei meglio di me pubblico , se ne hai le capacità puoi entrare nel mercato.
    Privatizzare significa dire : ascolta caro cittadino , da oggi le chivi dell'acquedotto le do per legge al sig. Pincopallino.
    Inoltre provate a verificare nelle società di gestione del servizio idrico quanti sono gli ammministratori delegati che sono emanazione della ditta privata e quanti sono
    quelli di emanazione pubblica (sindaci incaricati etc).
    Scoprirete che il privato nonostante abbia avuto la grazia e il privilegio di essere messo in un ruolo ambitissimo a costo praticamente zero ha anche la
    pretesa di voler comandare.
    Inoltre un'ultima considerazione : i promotori del NO come massimo slogan hanno trovato quello di dire che non si privatizzava l'acqua ma la sua gestione,il suo servizio
    per renderlo più efficiente e a buon mercato.
    Ma secondo voi , io sto tranquillo sapendo che comunque l'acqua è mia e che se voglio posso prendermi due secchi farmi 40 minuti a piedi su un sentiero scivoloso e andare a prendermi
    la mia , MIA , benedetta acqua e agli altri che pensavano di fregarmi ho lasciato solo la sua gestione ?????
    non credete che ci siano beni che slegati dal loro servizio sono quasi del tutto inutili ?
    Aspetto vostri commenti.

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